Al termine di un percorso carsico iniziato nel 2013 con le riprese e una prima versione messa a punto nel 2020, finalmente quest'opera firmata da Fabio Badolato e Jonny Costantino può fare mostra di sé presso le sale interessate a programmarla. Ipnotico e urticante, sublime nella sua scelleratezza, film che costeggia e corteggia il Caos come condizione dell'essere prima ancora dell'esser-ci – tra resoconto documentario e invenzione immaginifica. Film che prende avvio tra domande disciolte nei colori delle luci sfocate di un porto (soltanto fuori fuoco il mondo , davanti alle quali scivolano silenziose quelle, altrettanto sfocate, di un'imbarcazione: è un'apparizione fantasmatica o è reale? E di chi è la voce che si interroga sul mistero, sulla sofferenza che pervade questo momento sospeso nella notte? Verremo a saperlo, più avanti. Per intanto, a seguire questo primo assaggio di vertigine senza risposte, la celebre romanza da “Tosca”, sovrapposta ai dettagli dell'ennesima (come immediatamente viene da supporre) deboscia, già ci anticipa l'epilogo inevitabile.
Ancora non abbiamo valicato la soglia e già les jeux sont faits. Non ci resta che seguire la deriva da cui siamo attesi e in cui il film ci sta fin d'ora trascinando. Sbundo: racconto implacabile di un percorso di autodistruzione attivamente subito da colui che ne sarà travolto e voce calabrese che sta per “andare oltre i limiti”, di conseguenza accettando anche di affrontare la rovina, il disastro. La deriva di cui è protagonista colui che ha superato i limiti e ha mancato di fedeltà ai codici che avrebbero dovuto sorvegliarne le azioni, è la manifestazione sintomatica dello spleen che lo divora, della melancholia che ne segna inesorabilmente l'impasse tetra a cui si è ormai consegnato come a un proprio connaturato destino. Il mondo cui Gastone, il condannato, appartiene è quello della così detta – con termini giornalisticamente normalizzanti – criminalità organizzata, ma poca cosa è il lessico della cronaca nera (o alternativamente, se volete, quello del codice penale) di fronte a geometrie tragiche che disegnano una rotta votata unicamente al naufragio come a una sorta di apoteosi dolente ed esaltata insieme. Le coordinate sociologiche, economiche, giudiziarie non possono restituire la potenza di un quadro d'insieme che soltanto rifacendoci alle narrazioni più arcaiche riusciamo a guardare cogliendone la giusta prospettiva.
Questione di sguardo, dunque. Per cancellare ogni alibi naturalistico e immergersi/ci nell'essenza vertiginosa del Caos dal quale nessun Cosmo pare più generabile se non come luce emozionata e seduttiva di una luna messa a suggello del viaggio conclusivo verso l'Ade, Badolato e Costantino scelgono la cifra della prossimità fisicamente esasperata ai corpi dei loro soggetti (anche alla faccia di ogni “comune senso del pudore” – ricollocando opportunamente l'osceno al centro della scena) unitamente alla sottolineatura della temporalità come dimensione costruttiva dell'inazione, all'evanescenza delle connessioni fra i singoli passaggi narrativi e all'estasi che sorge imprevedibile dal saper guardare il mondo fuori fuoco. Così facendo portano in tutta consapevolezza il film a sbandare e, infine, a sbundare, molto rischiando, spavaldamente, e però riuscendo a farci dono di un'esperienza visionaria difficile da dimenticare.
Foto: Sbundo (2024) © 2025 Baco Productions Rights Reserved.
Niente buoni o cattivi, niente eroi, solo un'umanità distrutta. La caduta è gratuita. L'orizzonte è cieco. Un uomo è in viaggio senza ritorno.
Foto: Sbundo (2024) © 2025 Baco Productions Rights Reserved.