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Più di settant’anni separano Ulisse-Il film (1954) di Mario Camerini e l’acclamata Odissea di Cristopher Nolan. Partiamo dal presupposto che tentare di riassumere la ricchezza simbolica ed evocativa dell’Odissea di Omero in un paio d’ore di film (quasi tre nella versione di Nolan) è pura presunzione, ma quale delle due versioni, tenuto conto della distanza temporale che le separa, ci convince di più?

Il primo kolossal italiano del dopoguerra vedeva Kirk Douglas nei panni di Ulisse. Più guappo che eroe tutto d’un pezzo, debole alle tentazioni, egocentrico e arrogante, ammette che in lui convivono due nature: l’uomo che ama la sua casa e che anela tornare alla famiglia, ma anche l’inveterato avventuriero che ama scoprire altri mondi e misurarsi con nuove sfide. L’Ulisse degli anni Duemila è invece Matt Damon, più riflessivo e pacato, introspettivo e pentito della violenza che ha provocato con la distruzione di Troia. L’eroe, famoso per la sua astuzia, qui cede il passo a un veterano pronto per il lettino dello psicanalista. Camerini rinuncia a spettacolarizzare la distruzione di Troia e il celebre espediente del cavallo, Nolan ne fa invece uno dei momenti centrali del suo racconto imperniato su scenografiche battaglie, incendi e avvincenti combattimenti.

A mio parere però, la vera differenza dei due film risiede nella rappresentazione delle figure femminili. Mentre il film di Nolan si apre sulla reggia di Ulisse invasa dai pretendenti prepotenti e spocchiosi, Camerini inizia con un’inquadratura intima di Penelope e delle sue ancelle, lasciando fuoricampo le voci ridanciane e volgari degli invasori. Il breve racconto della distruzione di Troia (letteralmente 2 minuti di immagini) termina con la maledizione di Cassandra e, dopo altre due scene dedicate a Penelope che affronta i pretendenti e che si apparta con il figlio Telemaco, arriva la ninfa Nausicaa che trova Ulisse tramortito sulla spiaggia. Ci sono più donne nell’inizio del film di Camerini che in tutto quello di Nolan. E se Anne Hathaway è la Penelope dietro le grate con un’attenzione allo sfarzo del guardaroba rispetto alla sposa che porta il lutto del film degli anni Cinquanta, il vero colpo di genio di Camerini è il doppio ruolo affidato a Silvana Mangano: Penelope e la maga Circe. Da un lato la moglie devota e fedele che attende anni in un letto vuoto il suo sposo, dall’altro la donna provocante che distoglie Ulisse dal suo ritorno, ammaliandolo con la sua sensualità. La Mangano, con la sua bellezza non convenzionale, unica pari all’eroe in termini di astuzia, esprime con il suo volto l’algida malinconia dell’attesa senza fine di Penelope e quello stesso volto, in Circe, diventa sfrontata promessa di piacere erotico.

Al confronto, è una pallida ombra la Circe-Samantha Morton di Nolan, per niente attraente, anzi copia conforme ai canoni disneyani della strega cattiva. Peccato che nella trasposizione moderna si perda il ricatto sessuale di questa maga che, nel film di Camerini, fa crasi con la ninfa Calipso e arriva a offrire l’immortalità ad Ulisse purché non l’abbandoni alla sua solitudine di donna, ancorché dea. Che dire invece della Calipso di Nolan, di cui ci si ricorda solo il bel volto compassionevole di Charlize Theron, piano d’ascolto senza spessore alla narrazione di Ulisse? La figura più risibile del film di Nolan resta però la dea Atena, interpretata da Zendaya. Appare, scompare, dialoga con l’eroe che porta sempre con sé la sua raffigurazione in una spilla, intreccia le mani con lui, vuole sembrare una proiezione della sua mente, in una tortuosità enigmatica tanto cara al regista di Memento. Superflua nelle sue apparizioni che sembrano più dettate dalla necessità di creare un’altra vedette femminile che realmente giustificate. A tal proposito, lo sceneggiato Rai del 1968 dell’Odissea, sceglieva opportunamente di variegare le manifestazioni della dea, rendendola di volta in volta statua, anziano, fanciulla, ecc. in una sfaccettata e affascinante moltitudine di spoglie. Purtroppo, nel film di Nolan le donne sono solo macchiette, pallide e piatte raffigurazioni di contorno all’eroe.

Alla coeva Odissea, evento di sale strapiene e campione d’incassi dell’estate 2026, va comunque riconosciuto il grande merito di avere spinto in cima alle classifiche letterarie lo straordinario capolavoro di Omero.