Scritto, diretto e prodotto, con la sua Red Barn Film, dal regista e attore Tim Blake Nelson, The Life and Deaths of Wilson Shedd (presentato in anteprima al 2026 Toronto Film Festival) è un film che non fa sconti e da cui si esce con le ossa rotte.
Ispirato ad eventi realmente accaduti con diverse parti di finzione, il film racconta la storia di Karen (Amanda Seyfried) una giovane insegnante di letteratura a cui la sua amica Gladys (unica figura accogliente e luminosa nella sua vita) trova lavoro come insegnante di scrittura creativa ad un gruppo di detenuti in un carcere di massima sicurezza. Karen inizia a trattare da subito i detenuti con rispetto, considerandoli dei veri e propri studenti di scrittura creativa, o “narrativa” come preferisce chiamarla. Inizia a parlare di Hemingway, di Shakespeare, di Walt Whitman, di Emily Dickinson, suscitando in particolare l’interesse di Wilson( Scott McNairy).
Tra i migliori pregi della solida sceneggiatura del regista, c’è la scrittura non lineare che porta, per alternanze narrative, a ricostruire la consecutio degli eventi prima e dopo l’incontro tra Karen e Wilson, rendendo il ritmo del racconto avvincente. Il cortocircuito che si crea tra loro durante le lezioni è nascosto ma palese allo spettatore onnisciente. Shedd sa abilmente manipolare, con la sua ambiguità e il suo carisma, la personalità fragile e bisognosa di attenzioni della giovane insegnante. Karen è sopraffatta dalla capacità dell’uomo di scrivere e di trasmettere con onestà e dolente crudezza la perdita dell’innocenza e la dannazione ad una vita da criminale. Rimane il dubbio se Wilson si stia realmente innamorando di Karen, a cui scrive appassionate lettere d’amore nascoste nei compiti da correggere, o abbia intuito con la sua sensibilità come manipolarla, o entrambe le cose.
Certo è che ciò che li unisce è la disperata speranza che ci sia ancora una possibilità, di amore, per Karen intrappolata in un matrimonio abusante, e di espiazione per Wilson cui l’incontro con la scrittura ha fatto riaffiorare una profonda sensibilità. Attraverso le parole dello scrittore Walt Whitman da Leaves of Grass: Mi contraddico? Benissimo allora, mi contraddico, (Sono vasto, contengo moltitudini.), si esplicita la tesi del film: può un uomo contenere contemporaneamente una violenza terribile e una tenerezza profonda? Paradosso che rimane irrisolto. Come affermato dallo stesso Nelson (che ha messo dodici anni a concretizzare il suo progetto, dopo vari fallimenti nelle produzioni) : “volevo indagare e rappresentare cosa siamo capaci di fare uno all’altro”.
Non c’è giudizio ma solo cruda rappresentazione degli insensati e spietati omicidi di Wilson, talvolta commessi per impulso o circostanze casuali, e del gelido omicidio di Stato dove l’umanità è sostituita dal Diritto.
In entrambi i casi si vorrebbe sottrarsi distogliendo gli occhi.