Tutti noi siamo cabalisticamente convinti che gli anagrammi contengano una sorta di magia. Peggio: che siano capaci di rivelare verità nascoste grazie soltanto al trucco di ordinare diversamente le lettere. Un anagramma di Marco Antonio, per esempio, è antico romano. Quello di Benigni è birbone integro. Molti anni fa Stefano Bartezzaghi mi segnalò che uno degli anagrammi di Gualtiero De Marinis è demolirai un regista. Non ho più smesso di ringraziarlo.
E poi è noto che Gargantua non l'ha scritto François Rabelais, ma un certo Alcofribas Nasier, Abstracteur de Quinte Essence. Che Paul Verlaine spesso si firmava Pauvre Lelian. Che Trilussa in realtà si chiamava Salustri. E che, si parva licet componere magna, Claude Bernard-Aubert usava il suo nome vero quando dirigeva Jean Gabin in L'affare Dominici, ma quando girava uno dei suoi tanti film porno preferiva farsi chiamare Burd Tranbaree.
In più ci sono poesie anagrammatiche. Come Washington Crossing the Delaware di David Shulman in cui tutti e 14 i versi del componimento sono anagrammi del titolo. O come la poesia che sta in exergo al romanzo Permutation City di Greg Egan che comincia così: “Into a mute crypt, I/Can't pity our time”.
Al cinema gli anagrammi compaiono piuttosto raramente, ma in film non del tutto secondari.
1) Irma Vep (Louis Feuillade, 1915). Irma Vep fa parte di un gruppo di malviventi chiamato Les vampires. (Vampire è l'anagramma di Irma Vep.) Nelll'episodio numero 8, Le maître de la foudre, la troviamo in carcere mentre sta per essere trasferita, per mezzo della nave Jean-Bart, alla colonia penale algerina di Sidi-Ovedzem. Travestito da prete, Satanas riesce però a farle avere un messaggio che apparentemente dice “La vérité sera à nu” (“La verità verrà rivelata”), ma che sotto i nostri occhi si trasforma nel suo anagramma “Le navire sautera”. Inutile dire che la ragazza si salva.
2) Anémic cinéma (Marcel Duchamp, Man Ray, Marc Allegret, 1926). Qui l'anagramma sta nel titolo e già basta. Ma tutto il corto è costruito su delle frasi deliziosamente insensate (tecnicamente si chiamano spoonerism). Come: “L'enfant qui tète est un souffleur de chair chaude et n'aime pas le chou-fleur de serre chaude”. Oppure: “On demande des moustiques domestiques (demi-stock) pour la cure d'azote de la Cote d'Azur”, O ancora: “Esquivons les ecchymoses des esquimaux aux mots exquis”
3) Don Camillo monsignore... ma non troppo (Carmine Gallone, 1961). Giuseppe Bottazzi, noto a tutti come Peppone, vince al totocalcio, ma non sa come ritirare la vincita senza che il Partito e i compaesani lo vengano a sapere. Allora per inventarsi un pseudonimo ricorre all'anagramma ed è così che diventa Pepito Sbazzeguti.
4) Rosemary's Baby (Roman Polanski, 1968). Mia Farrow riceve un libro intitolato All of Them Witches. Usando Scarabeo trova gli anagrammi Comes with the fall, Elf shot lame witch e How is hell fact me. Nello stesso libro trova il nome di Steven Marcato che è l'anagramma di quello del suo vicino di casa Roman Castevet. Il nome è singolare tanto più se si considera che il film è diretto da Roman Polanski e interpretato da John Cassavetes (molto simile a Castevet). Ma è il nome che stava già nel libro di Ira Levin, quindi si tratta solo di una concidenza.
5) Vampiri amanti (Roy War Baker, 1970). Nel racconto di Le Fanu da cui è tratto il film avevamo Carmilla che si faceva chiamare anche Millarca e che assomigliava tanto a Mircalla, contessa di Karstein, vissuta due secoli prima. Nel film abbiamo Marcilla che poi si fa chiamare Carmilla e che comunque assomiglia tanto al ritratto della defunta Mircalla Karstein. Cambiano un po' i nomi, ma il gioco è lo stesso.
6) Shining (Stanley Kubrick, 1980). Il film è così famoso che non ha senso provare a dirne qualcosa in due righe. Tanto vale limitarsi a due parole: redrum, murder.
7) Il silenzio degli innocenti (Jonathan Demme, 1991). Hannibal dice a Clarice di andare a cercare un garage affittato da una certa Miss Hester Mofet che è l'anagramma di “miss the rest of me” (manca il resto di me). E infatti di Benjamin Raspail troviamo solo la testa. Più tardi dice che il colpevole si chiama Louis Friend, ma è una storta, è l'anagramma di “iron sulfide” che è la pirite, un minerale che luccica come l'oro, ma non ha lo stesso valore.
8) I signori della truffa (Phil Alden Robinson, 1992). Al centro della storia c'è un marchingegno capace di decrittare qualsiasi messaggio e qualsiasi codice. L'oggetto si chiama Setec Astronomy che è l'anagramma di too many secrets. Ma il gioco è chiaro fin dall'inizio. Fin dal momento in cui Universal Pictures diventa “A turnip cure Elvis”, Phil Alden Robinson viene citato come Blond Rhino Spaniel e Robert Redford si trasforma in Fort Red Border.
9) Harry Potter e la camera dei segreti (Chris Columbus, 2002). C'è un personaggio della saga che in originale si chiama Tom Marvolo Riddle. Nella versione italiana è diventato Tom Orvoloson Riddle, in quella francese Tom Elvis Jedusor, in quella spagnola Tom Sorvolo Ryddle, in quella tedesca Tom Vorlost Riddle. Tutto questo per riuscire a rispettare l'anagramma di I am/Son io/Je suis/Soy/Ist Lord Voldemort. Ma la più singolare è quella svedese, Tom Gus Mervolo Dolder, che è l'anagramma di Ego sum Lord Voldemort.
10) Shutter Island (Martin Scorsese, 2010). Caso vuole, e forse non è un caso, che Shutter Island (che è anche il titolo del romanzo di Lehane da cui è tratto il film) si possa anagrammare con “truth and lies” o con “truth/denials”. In ogni modo è la storia di Edward Daniels, agente Fbi, e di Andrew Laeddis, piromane. Ma anche la storia della moglie di Edward, Dolores Chanal e di una donna che è scomparsa dal manicomio criminale di Shutter Island, di nome Rachel Solando. Non voglio rovinare la sorpresa, ma provate ad anagrammare le coppie di nomi.
P.S. Volevo scusarmi con tutti i malati di cirrosi epatica, con gli appassionati di gesta eroiche in battaglia e con i raffinati degustatori di paté de fois gras. Se avete fatto una di queste ricerche e siete cascati invece su questa lista, sappiate che non l'ho fatto apposta. Il fatto è che “rima con fegato” è l'anagramma di “cinematografo”.