Bisogna essere dei grandi e poliedrici attori per attraversare oltre 60 anni di cinema, dal 1954 al 2016 e lavorare in quasi cento film. Senza contare le opere televisive.
Il calabro - tedesco nato in Svizzera Mario Adorf (Zurigo, 1930- Parigi 2026) è stato sottovalutato quanto magnifico, tanto che finalmente solo nel 2006 una popolare trasmissione tv tedesca lo ha proclamato (magari simpaticamente esagerando) il secondo attore tedesco di tutti i tempi (il primo era l'immenso Heinz Ruhmann).
Peraltro, con un bagaglio tecnico interpretativo di prim'ordine frutto di studi universitari teatrali, duttile ed eclettico come solo qualche volta lo schermo gli ha concesso di mostrare, ha impreziosito tanto nostro cinema, brutale vilain o tonta/rozza spalla del protagonista di turno; “colpevole” forse la sua faccia dai lineamenti marcati e il suo corpo massiccio che lo rendeva apparentemente un po' tozzo (benché alto 1 e 77).
Eppure a ripercorrere la sua chilometrica filmografia scopriamo che è stato utilizzato tante volte da cineasti di primissimo piano, in film fondamentali e aggiungiamoci pure qualche occasione “mancata” per un pelo; come in Fitzcarraldo, quando Herzog, dopo aver girato con lui il 40 per cento della pellicola, ha dovuto buttar via tutto (per altri motivi riguardanti l'allora protagonista Jason Robards) e rifare tutto da capo. In effetti aveva lavorato e lavorerà (e altri li citeremo più sotto) con Billy Wilder, Straub e Huillet, Valerio Zurlini, Edgar Reitz, Volker Schlondorff, Margaret Von Trotta, Gianni Amelio, Liliana Cavani, Claude Chabrol.
Nel tempo, tipo versatile quale era, si è anche cimentato come cantante, entertainer tv, scrittore, con notevoli risultati. E finalmente nel 2016 è arrivato un doveroso premio alla carriera, il prestigioso Pardo, al Locarno Film Festival.
Paradossalmente, lo diciamo con stupore, non amava la violenza sullo schermo dei suoi personaggi, lui che praticò la boxe da giovane, tanto è vero che (ahilui!) per questo rifiutò il ruolo del generale Mapache in Il mucchio selvaggio.
Ricordiamolo qui in 10 suoi ruoli sul grande schermo, memorabili come la sua carriera, riferimento costante e sicuro in quel vivace cinema in cui Cinecittà era una delle capitali del mondo di celluloide.
ORDINE SEGRETO DEL III REICH (1957) di Robert Siodmak. Amburgo, 1944. Da 11 anni un serial killer miete vittime tra le donne. Le autorità naziste schiumano rabbia e l'ispettore Kerstein arranca e si dispera. Viene finalmente arrestato il colpevole, un minorato mentale. Ma come evitare lo scorno pubblico in un processo a porte aperte? Eliminandolo e trovandone un altro più corrispondente alle caratteristiche. Dalla tragica storia vera di Bruno Ludke, prima interpretazione di rilievo del giovane Adorf proprio nei suoi panni. Il film, fu candidato agli Oscar come Miglior Film Straniero.
A CAVALLO DELLA TIGRE (1961) di Luigi Comencini. La prima incursione nel cinema italiano dell'attore, chiamato da Comencini che lo aveva notato nel film sopra descritto (insieme lavoreranno poi in Le avventure di Pinocchio). Qui è il brutale omicida Tagliabue, compagno di cella del malcapitato Nino Manfredi (per la prima volta in una parte drammatica), obbligato a evadere dal carcere con lui e altri due. Il film fu un clamoroso insuccesso, nonostante le qualità di una storia grottesco-amara sceneggiata da Age, Scarpelli e Monicelli. Nel 2002, Carlo Mazzacurati ne farà un quasi remake dallo stesso titolo.
LA VISITA (1963) di Antonio Pietrangeli. Dopo una scambio di lettere generate da un annuncio matrimoniale, il commesso romano François Perier e la quasi 40enne Pina (una ottima Sandra Milo invecchiata e imbruttita, chiamata in paese “la bella culandrona”) si incontrano nel cuore della provincia padana (reinventato a San Benendetto Po). Splendido e malinconico film sulla solitudine che Pietrangeli, come è suo stile, provvede a “colorare” con momenti tra il comico e il grottesco. Tra questi spicca la sosta pomeridiana al bar con juke box dove impazza in tutta la sua volgare chiassosità il Cucaracha interpretato da Adorf.
SIERRA CHARRIBA (1965) di Sam Peckinpah. Per liberarsi dalle sanguinose scorrerie di una tribù di Apaches, nel cuore della Guerra di Secessione viene organizzata una spedizione fino al confine col Messico (e oltre) guidata dal maggiore Dundee. Lo aiuteranno controvoglia dei prigionieri sudisti, tra cui l'ex amico Tyree. Un'impresa delirante che finirà nel sangue e nelle acque del Rio Bravo. Un tutti contro tutti (ci sono anche truppe francesi alleate dei messicani) per un epico straordinario western sconciato dai tagli della produzione e quindi massacrato dalla critica. Adorf è il sergente nordista Gomes, di chiare origini chicane.
OPERAZIONE SAN GENNARO (1966) di Dino Risi. Tre americani vogliono rubare il tesoro di San Gennaro: e chi meglio di mariuoli locali potrebbe farlo? Su suggerimento di Don Vincenzo “O Fenomeno”, ingaggiano Dudù e i suoi pittoreschi sottoposti, in realtà piuttosto riluttanti ad accettare, almeno finché la statua del Santo non darà il suo assenso. Una briosa commedia action costruita sulla più solare napoletanità folcloristica-cinematografica (processioni e celebre festival musicale compreso). Totò, Manfredi, Senta Berger, Claudine Auger, più il nostro Adorf , scatenato e irresistibile “Sciascillo”.
L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO (1970) di Dario Argento. L'imprevisto exploit di un giovane regista da allora riferimento fondamentale del nostro cinema psycho thriller e horror. Uno scrittore americano (Tony Musante), giunto a Roma per superare una crisi creativa, rimane testimone di un tentativo di omicidio. Messosi a indagare si imbatte in un quadro in stile naif su un atto di violenza. Il pittore è Berto Consalvi, alias Mario Adorf, personaggio bizzarro e borderline che vive in una casa completamente barrata, si nutre di gatti e gli rivelerà che l'opera è basata su un fatto di cronaca.
LA MALA ORDINA (1972) di Fernando Di Leo. Dopo l'ottimo Milano calibro 9 il regista decide di riutilizzare Adorf. Anzi lo imporrà “addirittura” come protagonista, nonostante il parere contrario dei produttori. Qui è Luca Canali, pappone di poca importanza che viene accusato del furto di una grossa partita di droga. Dagli Usa arrivano due killer (Henry Silva e Woody Strode), incaricati di catturarlo mentre nel frattempo il vero colpevole, il boss Don Vito (Adolfo Celi), inseguendolo ne uccide la moglie e la figlia, provocando la sua imprevedibile, violenta ed efficace reazione. Da Giorgio Scerbanenco.
IL DELITTO MATTEOTTI (1973) di Florestano Vancini. La ricostruzione, basata solidamente sui fatti (sceneggiatura di Vancini e Battistrada), dell'efferato delitto del deputato e segretario del Partito Socialista Matteotti (Franco Nero) per mano di un “commando” fascista guidato dal fanatico e sbruffone Amerigo Dumini (Umberto Orsini). L'ispiratore ha il volto di Adorf, ingrugnito dal cipiglio mussoliniano con pregevole aderenza (ovvero: senza eccessive gigionerie). Uno dei migliori lavori che nei '70, grazie a un favorevole clima nazionale, ristudiarono e drammatizzarono con dignità spettacolare quel cupo ventennio.
LOLA (1981) di Rainer Werner Fassbinder. 10 anni dopo la fine della II guerra mondiale, la Germania è un groviglio di galoppante ricostruzione, corruzione e vecchi vizi. A Coburgo, il potente Scuckert (un sanguigno Adorf) gestisce anche il rinomato bordello locale. Il neo assessore Van Bohm (Armin Mueller-Stahl) vorrebbe fare piazza pulita, ma si invagisce della passionale e a suo modo limpida prostituta Lola (Barbara Sukova), avviandosi verso la capitolazione dei propri ideali. Come è nello stile della sua maturità il grande cineasta tedesco mescola mélo e implacabile analisi politica e sociale in un coloratissimo dramma.
NOTTE ITALIANA (1987) di Carlo Mazzacurati. Il notevole esordio di Mazzacurati (Nastro d'Argento) -dopo un mai distribuito Vagabondi - ambientato nel delta del Po. L'onesto avvocato Morsiani (Marco Messeri, Globo d'Oro per l'interpretazione) è incaricato di stimare un terreno, tra intrallazzatori e proprietari terrieri dediti a pratiche illecite. Tra questi, spicca il cinico Tornova (Adorf) che alleva pollame ed estrae di nascosto il metano. Di mezzo c'è anche la misteriosa morte di un ispettore minerario. Produce la Sacher di Nanni Moretti. Con Giulia Boschi, Tino Carraro, Memè Perlini.
Foto: 1981 Rialto Film/Trio Film/WDR / © 1981 Rialto Film/Trio Film/WDR