Il titolo naturalmente deriva dall’appellativo dell’esercito ribelle comandato da Sandokan nei romanzi avventurosi di Emilio Salgari. Antonio ed Estrella, fratello e sorella subacquei di Huelva, ripetono questo soprannome per farsi coraggio quando sono soli o di fronte a un compito difficile. “Le tigri non hanno mai paura” è il loro mantra familiare. Si guadagnano da vivere sia lavorando per compagnie petrolifere che collaborando con la polizia nelle ricerche subacquee. Ma ora di problemi ne hanno, eccome. Estrella può scendere solo fino a 21 metri a causa di un problema all’udito, mentre Antonio ha esplorato le profondità dei sette mari ma ha avuto un incidente e non è più lo stesso di prima. Senza contare che fuori dall’acqua Antonio è poco più che un bambino. Difficoltà economiche e problemi di salute li costringono, ormai quarantenni, a entrare nel mondo del crimine, da dilettanti piuttosto ingenui.
Alberto Rodriguez è uno specialista di thriller di successo che fondono abilmente azione e dramma umano. Nel precedente e acclamato La isla minima, vincitore di 10 premi Goya (ma anche questo ha avuto 7 candidature), la caccia a un serial killer si intrecciava con l’angoscia della comunità per tutte le ragazze in pericolo. Antonio è stato il miglior subacqueo della città, ma dopo un incidente ogni volta che si immerge “gioca alla roulette russa con il cuore”, per usare le parole del suo medico. E deve pagare gli alimenti per le sue due figlie piccole, con le quali preferirebbe invece giocare e insegnare loro “cose di vita”. Ma se Antonio è persona generosa e rispettata dai colleghi, è Estrella il vero pilastro della famiglia e la mente dell’attività. E’ lei il fulcro del film, e anche nelle lunghe sequenze subacquee che accompagnano Antonio, l’incertezza e il senso del pericolo derivano piuttosto dalla trepidante attesa di Estrella in superficie. Rodriguez esplora con acutezza la difficile relazione tra fratello e sorella. Il primo non riesce a perdonarsi per l’incidente che l’ha resa dipendente da un apparecchio acustico, e per le assenze che hanno mandato in malora il suo matrimonio e hanno reso la sua ex moglie una nemica giurata. Relazioni vissute, è il caso di dirlo, in costante apnea, sempre sul punto di soffocare per un’embolia.
Nonostante nel film succedano pochissimi fatti, si vive in una costante atmosfera di tensione, sia sotto che sopra la superficie del mare, anche se le scene subacquee possiedono una loro leggerezza che manca completamente sulla terraferma, gravata all’opposto da una pesantezza esistenziale quasi palpabile. Acqua e terra nel film sono caricati di simbologie: la prima appare come un habitat naturale, quasi incontaminato, in cui l’uomo è solo con sé stesso e con la natura. All’opposto, la terraferma è dominata da corruzione e avidità, e i rapporti umani sono inquinati dai rapporti di potere, che spesso si sfogano nella violenza, anche se Rodriguez la risolve sobriamente con un unico colpo di pistola. Il regista muove infatti la macchina da presa in modo essenziale, con molta precisione e anche con attenzione, cogliendo dettagli significativi, come gli sguardi silenziosi ma carichi di affetto che Estrella rivolge al fratello e che rimangono in mente come i momenti più commoventi del film.
Foto: Le Tigri Di Mompracem (2025) © 2025 Movies Inspired All Rights Reserved.
Due fratelli subacquei, Antonio ed Estrella, sopravvivono tra lavori marittimi e studi subacquei. Una scoperta inaspettata nello scafo di una nave a Huelva potrebbe cambiare il loro destino, ma anche metterli a rischio.
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