Hlynur Pálmason

L’Amore che Rimane

film review top image

Sceglie una forma minimalista  ma ricchissima di sottintesi, simbologie,  e humour, il nuovo lavoro del regista islandese Hlynur Pálmason: ). L’Amore che Rimane (suo quarto lungometraggio, − quello a suo dire  più autobiografico e intimo,– dopo i precedenti  Winter Brothers, A White, White Day e Godland). Cercando di riassumerne il respiro,  L’Amore che Rimane è un film che si prende i suoi tempi, libero, visionario, misterioso, materico, con omaggi metacinematografici. Da notare gli inserti del film cult Il mostro  della laguna nera, gli split screen, le inquadrature dei totali spesso fisse o con movimenti di macchina rallentati, i dettagli in PP  della frutta, dei funghi raccolti e aperti con le mani in un movimento lento e sensuale. Si  vede che Pálmason è anche un’artista visuale e infatti ipnotica e sensuale è la sequenza del vestito leggero e colorato di Anna che avvolge, arioso, Magnus lasciando intravedere le gambe nude: sensualità e bellezza visiva. Un lavoro di linguaggio cinematografico ancorché narrativo.

Pálmason  mantiene il controllo formale e narrativo di un film apparentemente affidato all’improvvisazione compositiva,  e ne garantisce con sicurezza  la libertà visuale che fa della spontaneità la sua cifra stilistica. Un lungometraggio che pur mantenendo un tema di fondo prende direzioni e traiettorie libere  nelle loro declinazioni.

Con un incipit che (attraverso il montaggio parallelo) svela già il tema centrale del film: vediamo una giovane donna, la protagonista Anna, sul mezzo di cui è alla guida, che guarda davanti a sé pensosa (se sia lei che manovri la gru non è chiaro ed è un dettaglio non necessario visto che siamo in un’ immagine totalmente simbolica),  poi il primo stacco di montaggio  ci colloca all’interno di un capannone mentre una gru sta sradicandone il tetto in lamiera, tenendolo in bilico; nuovo  stacco ancora sulla donna, sempre sovrappensiero, che viene bruscamente “risvegliata” da un collega  e poi di nuovo dentro il capannone con il tetto che viene definitivamente staccato dal resto della struttura e rimane oscillante a mezz’aria mosso lentamente fuori dall’ inquadratura.

La trama è semplice e  complessa, come quando si parla di relazioni umane: Anna e Magnus/Maggi vivono in un paesino dell’Islanda, in un ambiente integro e incontaminato in armonia con una natura forte e generosa,  e sono in crisi coniugale. La famiglia è composta da tre figli e il cane Panda (sull’importanza dei cani, anzi del proprio cane, nel cinema scandinavo citiamo non a caso Aki Kaurismaki) che costituiscono questo microcosmo di relazioni e affetti. La madre è un’ artista visuale di talento ma in cerca di affermazione, il padre  lavora su un grande peschereccio per mantenere la famiglia. Il tempo narrativo si svolge nell’arco di un anno, scandito dall’alternanza delle stagioni.  

La dinamica familiare viene esplicitata durante una scampagnata in mezzo alla natura, scherzi, allegria, naturalezza e spontaneità, ma poi l’armonia s’incrina dopo cena e Magnus viene allontanato da Anna, dopo un insistente tentativo di approccio.

Sotto la superficie la frattura. 

Anna, rimasta nella casa familiare gestisce i figli e mal sopporta  le osservazioni educative del marito; Magnus, in forte crisi ha problemi relazionali sia in famiglia che sul lavoro. È attraverso il sogno e i momenti onirici che rielabora le sue emozioni e gli eventi.

Se il  film, come detto, inizia con una sequenza in cui Anna è capace (attraverso la simbologia) di vedere e prevedere il suo futuro,  finisce invece con una lunga sequenza di Magnus (il quale né vede e né  prevede) in una situazione a dir poco surreale, mentre si lascia letteralmente trasportare dagli eventi (e anche qui la connotazione simbolica rispetto al reale è centrale).

Infine degno di nota  è anche il trailer, in cui una voce over riassume sprazzi qua e là con la stessa costruzione stramba e  frammentata del film,  e conclude : 

“Abbiamo appena fatto un film intitolato: L’Amore che Rimane. Guardatelo, a noi piace molto. Potete anche andare a vedere qualcos’altro. Fa lo stesso”.


Foto: L'amore che rimane (2026) © 2026 Movies Inspired All Rights Reserved.

L'Amore che Rimane
Islanda, Danimarca, Svezia, Francia, 2025, 109'
Titolo originale:
Ástin sem eftir er
Regia:
Hlynur Pálmason
Sceneggiatura:
Hlynur Pálmason
Fotografia:
Hlynur Pálmason
Montaggio:
Julius Krebs Damsbo
Musica:
Harry Hunt
Cast:
Panda, Saga Garðarsdóttir, Ída Mekkín Hlynsdóttir
Produzione:
Still Vivid, Snowglobe Films, Hobab Maneki Films, Film i Väst, ARTE
Distribuzione:
Movies Inspired

Cattura un anno della vita di una famiglia mentre i genitori affrontano la separazione. Attraverso vignette intime e strani avvenimenti, il film esplora le complessità della famiglia, dell'amore e l'impatto dei ricordi condivisi.

Foto: L'amore che rimane (2026) © 2026 Movies Inspired All Rights Reserved.

poster


TRAILER