La via nordica della commedia con black humour si arricchisce di una nuova gustosissima gemma. Direttamente dalla Mostra Internazionale del Cinema, sezione Fuori Concorso (come è quasi abitudine per la storie “da ridere”), più danese - con riprese a Odense – che svedese, l'ultimo lavoro di Anders Thomas Jensen (quello di Le mele di Adamo, 2005) diverte, solletica e beffardamente commuove, in un modus narrativo che trova il bizzarro e la comicità nell'assurdo e nella ammiccante parodia del nuovo (in effetti ora non più tanto nuovo) cinema criminale e violento.
Appena uscito di prigione, dove ha pagato un sovrapprezzo di pena per il suo silenzio - 15 anni! - Anker ha un solo obbiettivo: recuperare il bottino della rapina in banca, affidato a suo tempo al già strano fratello maggiore. Il problema è che Manfred è definitivamente partito per la tangente. Si fa chiamare John, ruba i cani, ha accentuato la sua fascinazione infantile per i vichinghi e ha comportamenti che nessuno riesce a controllare. Come farlo ricordare e parlare? Forse, riportandolo nella vecchia villa di famiglia al limitare del bosco, Manfred ritroverà quel lampo di lucidità necessario a fargli rivelare il nascondiglio. Non sarà un'impresa da poco, per vari motivi, alcuni esilaranti, altri decisamente portatori di conseguenze, magari minacciose.
Una sceneggiatura scoppiettante di trovate per una storia che prende sovente sentieri imprevedibili, peraltro in una catena a suo modo logica, tra killer tarantiniani feroci, sgangherati colleghi di Manfred (compreso lo psichiatra che dice di averlo in cura) con propensioni verso la musica dei Beatles, peculiari inquilini della casa di campagna.
Alle spalle però del divertissement con fauna compostamente stravagante (sembra questo un must del cinema oltre Baltico, dal sublime Kaurismaki ai godibili noir o noir comedy tipo In ordine di sparizione, 100 litri di birra, La morte è un problema dei vivi), luccica uno spirito libertario e la comprensione partecipata verso quella che potremmo chiamare la generale e collettiva infelicità senza riscatto dell'animo umano.
L'abilità di Jensen è quella di rendere piacevole e progressivamente plausibile il tutto, sortendo nel pubblico quasi una sorta di iniezione di benessere, orchestrando senza farsi cogliere in fallo l'assurdo delle situazioni - sino a renderle desiderabilmente credibili - con il lato sentimentale/affettivo montante, con gli improvvisi colpi di sadica ferocia, per altrettanti effetti bizzarri e scioccanti.
Nel cast, quasi il meglio del cinema scandinavo. Dalla star Mads Mikkelsen (candidato agli European Film Award per la imperturbabile performance) a Nikolaj Lie Kaas (Angeli e demoni oltre a essere il detective Carl Morck in una fortunatissima serie cinematografica), più tutta una schiera di volti che, per chi ama le serie ambientate e prodotte lassù (e magari targate Netflix) suonano estremamente familiari, con almeno due citazioni d'obbligo, per “l'inquilina” Sofia Grabol (Il grande capo, il tv The Killing) e per il killer Nicolas Bro (i tv The Killing e The Bridge).
Un rapinatore di banche che viene rilasciato dal carcere deve sbloccare la memoria di suo fratello traumatizzato per recuperare il bottino rubato.