La rubrica che oggi si inaugura porterà brevi riflessioni su film vecchi, recenti o nuovi. Anche sul cinema in generale, talvolta, sui cambiamenti tecnologici e mediatici. Sempre in breve , solo sfiorando la teoria o il vissuto critico. Nessuna pretesa di pontificare ma, ci auguriamo, passione.
Non si fa che parlare, oggi, di intelligenza artificiale. Con crescente preoccupazione, dopo gli ovvi entusiasmi di poco tempo fa, gli stessi che si ebbero con l’arrivo di Internet, che aveva fatto brillare gli occhi anche ai ciechi. Per dirla col competente e pentito Riccardo Luna: « Come è successo che la prima arma di costruzione di massa, la rete di computer che doveva servire ad abbattere ponti e costruire ponti fra le persone, si è trasformata nel più insidioso strumento per picconare le democrazie?». (1)
La lunga e infrangibile onda positivista, che ha informato e informa la dominante ideologia dello Sviluppo (da non confondere, secondo Pasolini, col Progresso) ha spinto le nuove tecnologie a occupare la terra e il cielo. Da Silicon Valley, il laboratorio dello strabiliante futuro già in corso, il campo dei saperi si è ristretto per asservirsi ai Maga: «…Una tempesta perfetta (dovuta alle multe e ai provvedimenti di legge europei contro le imprese americane di vertice nel settore n.d.r) …si stava per abbattere sugli uomini più ricchi del mondo (non ci sono donne, in questa storia, in effetti); e sulle aziende più capitalizzate del mondo. Per questo, e solo per questo motivo, sono corsi ad allearsi con il nuovo presidente degli Stati Uniti: per avere protezione e continuare a fare sempre più soldi, saldando per la prima volta potere politico, economico, finanziario e tecnologico in una morsa apparentemente invincibile. Mancava l’aspetto militare, in effetti. Ancora per poco…» (2)
In verità delle combinazioni economico-finanziarie-politiche e militari degli Usa avevamo già avuto copiosa informazione dalla letteratura e dal cinema già dagli anni trenta, ma ciò che vediamo oggi accentua un “senso di totalità” che ci spinge a immaginare un oltre, una forma maligna, demoniaca di dominio. Cioè lo specchio della nostra totale, vieppiù consapevole impotenza.
Diavoli nel cinema? Mabuse, certo, e Capone e Quinlan…Ma i due che vorrei riconoscere ora sono più prossimi e credibili.
Nel suo noir rivisitato a colori nel 1974, Roman Polanski giunge a dare l’impressione che la città intera, alla fine, sia Chinatown; ma dall’appiattimento muto e inestricabile, si sbalza la figura di Noah Cross, patriarca e boss della speculazione sull’acqua. Un vecchio (interpretato dall’eccellente John Huston) la cui natura diabolica sembra poco a poco rivelarsi e superare ogni confine. Noah – da Noè: colui che ha portato sollievo, ma anche superstite di una catastrofe sempre ripetibile – pretende tutto: potere, ricchezza, proprietà incestuosa: «In certi momenti – dice verso la fine del film – un uomo capisce di poter fare qualunque cosa…qualunque cosa».

Troveremo una affinità con questo personaggio in Victor Ziegler (interpretato da Sidney Pollack) il magnate di Eyes Wide Shut, (1999) ultimo e parzialmente incompiuto film di Stanley Kubrick.
Con il dottor William “Bill” Harford, Ziegler si intrattiene in una sala da biliardo; il biliardo: oggetto che può definire una proprietà di campo, i colpi netti o soffici, lo strisciare, i rimandi delle sponde…
Pur circoscrivendo per mezze ammissioni e allusioni una squallida e violenta vicenda di sesso, Ziegler, come Noah Cross, rivendica una sorta di (diabolica) onnipotenza.
Il film di Kubrick – a mio avviso maltrattato dalla critica più del necessario – pone soprattutto il dilemma sogno-realtà riandando al pensiero antico: «… Occorre dunque fuggire dal mondo delle sensazioni - ha scritto in proposito Umberto Curi - Bisogna, soprattutto – per usare le parole di Plotino – non guardare, ma, come con gli occhi chiusi, cambiare vista, destando quella che tutti hanno, e pochi usano…» (3); però la scena del biliardo, a mio parere, ha una incidenza di contrappunto e, insieme, di allargamento alle condizioni storico-sociali: onnipotenti padroni da un lato, sudditi e abusati dall’altro.
I ricordati Mabuse, Capone e Quinlan erano certo, assieme ad altri centinaia, diavoli – nel senso umano e non disumano del termine – assai più di quelli canonici dell’horror. Ma Noah Cross e Victor Ziegler sono qui, nella nostra vita e, purtroppo, in tutto il mondo.

Note
*Il titolo, con evidenza, riprende distorcendolo quello del film di Robert Bresson: Il diavolo, probabilmente.
Riccardo Luna – Qualcosa è andato storto – Milano, Solferino, 2025
Riccardo Luna – cit.
Umberto Curi – Lo schermo del pensiero. Cinema e Filosofia – Milano, Cortina, 2000