Stéphane Demoustier

Borgo

film review top image

Normalmente nel cosiddetto prison movie l’attenzione è tutta rivolta alla figura del detenuto. Che si tratti della vita interna al carcere o dei tentativi di evasione (in questo caso si tratta del sotto-filone detto escape movie). Quanti bei film e alcuni capolavori abbiamo avuto, da Bresson a Siegel, da Dassin a Becker, da McQueen a Daramont, da Sturges a Parker, da Sheridan a Winding Refn, da Huston a Trapero, da Frankenheimer a Rosenberg, da Carpenter a Clarke, da Babenco a Rocco? Nel caso di “Borgo”, del talentuoso Demoustier, invece, ci si concentra sulla figura in genere trascurata del secondino, anzi della secondina. Il cliché (con eccezioni come “Cella 211” e “Ariaferma”), vuole che il secondino dei film sia un essere odioso se non addirittura sadico, vedi il Percy di “Il miglio verde” o il capo guardia di “Arancia meccanica”. Qui, al contrario, la secondina Melissa, appena trasferita in un carcere in Corsica, finisce per farsi addirittura complice dei detenuti del famigerato Blocco 2: in pratica, un nucleo di prigionieri appartenenti ai vari clan mafiosi corsicani che non nutrono simpatia per nessun altro, “niente neri o arabi”, stanze con vista mare per i boss, porte delle celle aperte dalle 7 del mattino alle 7 di sera. Insomma, una permanenza piuttosto gradevole, tanto che la direttrice del carcere sbotta: “Qui sono i prigionieri a controllare le guardie, non il contrario”.

A questo clima soft dà il suo immediato e per certi versi incomprensibile contributo Melissa, che si presta a ogni possibile favore ai detenuti, fino ad arrivare a farsi complice attiva e retribuita di un vero e proprio agguato omicida ai danni di un membro di un clan che sta rientrando in aereo da un permesso. Va detto che il film non è solo un prison movie ma si mescola con altri due filoni: il thriller (la ricerca del killer tramite filmati di videosorveglianza che echeggiano ironicamente la “libertà” del carcere) e soprattutto il dramma familiare. Perché Melissa è maghrebina e ha sposato il nero Djibril, senza lavoro e ubriacone. Di qui problemi con il vicinato razzista e un milieu corsicano che rigetta gli “stranieri” ma soprattutto dissidi tra i due coniugi (impariamo che quando erano ancora a Parigi la donna si era fatta un amante). Molta carne al fuoco, dunque, forse troppa. I vari ingredienti della torta si amalgamano in un modo un po’ forzato, non sempre credibile. Soprattutto, rimane un po’ indefinito il reale movente che spinge la donna a tradire il suo dovere e a farsi complice di spietati criminali. Però la sceneggiatura meticolosa si dipana abilmente attraverso due periodi temporali distinti, contribuendo a un senso di mistero e di cose non dette che spiazzano lo spettatore che non sa cosa attendersi. Però l’atmosfera del carcere, una microsocietà penitenziaria praticamente autogestita, è ben ricostruita. Però c’è un uso scarno ma efficace degli esterni (un bar sulla spiaggia, una casa isolata nell’entroterra, un aeroporto).

Muovendosi tra i suoi quattro cerchi chiusi (una donna che cerca più o meno inconsciamente qualcosa d’altro nella vita e alla fine la fa franca, un’indagine poliziesca in stallo, una prigione con le sue regole consolidate e un’isola, la Corsica, con una cultura molto specifica), il film tutto sommato riesce a rileggere in modo abbastanza originale e incisivo il cinema di genere in quello che è uno dei suoi filoni di maggiore successo.

Stills: Borgo (2026) © 2026 Movies Inspired Pictures All Rights Reserved

Borgo
Francia, 2023, 118'
Regia:
Stéphane Demoustier
Sceneggiatura:
Stéphane Demoustier, Pascal Garbarini
Fotografia:
David Chambille
Montaggio:
Damien Maestraggi
Musica:
Philippe Sarde
Cast:
Hafsia Herzi, Moussa Mansaly, Louis Memmi
Produzione:
Petit Film, France 3 Cinéma
Distribuzione:
Movies Inspired

Melissa, 32 anni, guardia carceraria, si trasferisce in Corsica con la sua famiglia. Entra a far parte del personale di una prigione che non è come le altre.

Locandina: Borgo (2026) © 2026 Movies Inspired Pictures All Rights Reserved

poster


TRAILER