«Visconti è alla ricerca della bellezza assoluta», ci suggerisce la voce narrante nel documentario Il ragazzo più bello del mondo. Luchino Visconti, in difficoltà nel trovare un attore adatto a interpretare il ruolo di Tadzio nel suo Morte a Venezia, s’imbatte a Stoccolma nel giovane adolescente svedese Björn Andrésen. Il provino, mostrato anche nel documentario Alla ricerca di Tadzio realizzato nel 1970 dallo stesso Visconti, accende immediatamente lo spirito del cineasta italiano, scosso dalla bellezza del viso e del corpo di Björn. Il ragazzo, esitante, si toglie i vestiti, si muove per la stanza, posa per essere immortalato dagli scatti fotografici dei collaboratori di Visconti. Björn viene sottomesso ai processi di un voyeurismo desiderante e incontenibile, esattamente come accadrà a Tadzio nei riguardi del personaggio interpretato da Dirk Bogarde, il compositore Gustav von Aschenbach. Il successo di Morte a Venezia trasformerà poi Björn da liceale introverso a icona globale, complice anche l’eco mediatica delle parole di Visconti, il quale attribuisce al giovane il titolo di ragazzo più bello del mondo durante la prima mondiale a Londra e, in seguito, al Festival di Cannes.

Il documentario di Kristina Lindström e Kristian Petri si concentra soprattutto sui drammi vissuti in prima persona dall’attore, schiacciato da una pressione sociale che non è mai stato in grado di affrontare fino in fondo e di metabolizzare. Spinto dalla volontà della nonna, Björn si lascia catturare ampiamente dall’attenzione riservatagli dal mondo dello spettacolo, ma senza mai comprenderla realmente. In Giappone partecipa a programmi televisivi, incide brani musicali, diventa ispirazione per la mangaka Riyoko Ikeda nella creazione del personaggio di Lady Oscar. La sua figura mitica e iconica trascende lo spazio della singola esperienza filmica di Morte a Venezia, ma il suo animo fragile non può che vacillare inesorabilmente.
Da questo punto di vista, Il ragazzo più bello del mondo alterna con intelligenza i dettagli sulla gioventù del ragazzo con uno sguardo invece più soggettivo sull’uomo che Björn è diventato, teso in un profondo conflitto identitario con se stesso e con il suo passato. Oggi Björn Andrésen non è più il ragazzo più bello del mondo. Forse non lo è mai stato. L’uomo che appare dinanzi alla macchina da presa è il prodotto di una vita difficile, condizionata dalle tensioni psicologiche emerse in seguito all’interpretazione nel film di Visconti, ma anche dai tanti traumi del passato, dalla misteriosa scomparsa in tenera età della madre sino all’improvvisa morte del figlio primogenito. La carriera attoriale di Björn, inoltre, non è mai decollata, anche se recentemente ha recitato in un piccolo ruolo in Midsommar di Ari Aster.

Il documentario di Lindström e Petri è dunque un’indagine sofferta sull’esistenza anedonica di un uomo che si sente incapace di essere padre perché non ha mai vissuto per davvero; un ritratto cupo di un’esistenza ancora in cerca di un significato ultimo ai suoi drammi, tra le pieghe di quell’orizzonte che, 50 anni fa, Tadzio ha già scrutato prima di lui dalle spiagge veneziane: uno sguardo che forse inutilmente cerca nel passato le risposte agli enormi interrogativi del presente.
Nel 1970, il regista Luchino Visconti intraprende un lungo viaggio alla ricerca dell’interprete perfetto per il suo ultimo lavoro, tratto dal romanzo di Thomas Mann,Morte a Venezia. A Stoccolma, il cineasta milanese scopre Björn Andrésen, un timido ragazzo 15enne, destinato,ben presto, a diventare una star internazionale. Sarà, per il giovane, l’inizio di una turbolenta adolescenza divisa tra Londra, Cannes,Venezia e perfino il Giappone.A distanza di 50 anni dalla premiere del capolavoro di Visconti, Björn si racconta in un documentario intimo e personale svelando la sua storia fuori dal set.