Il pensiero naturalmente va ad Alex di Arancia meccanica. Come il protagonista del film di Kubrick, anche il Tommy di Jan Komasa è un adolescente terribile, dedito ad ogni eccesso, con una predisposizione alla violenza. Come lui, viene messo in condizioni di non nuocere e sottoposto con le cattive a una cura di rieducazione. Ci sono però due differenze. Nel film di Kubrick la cura è somministrata dall’istituzione, dallo Stato; in questo, da un privato cittadino con una certa ossessione per il controllo. Soprattutto, lo sviluppo della storia è differente, dato che Tommy viene pian piano non tanto rieducato quanto immesso in un ambiguo gioco di ruoli dentro la sua nuova “famiglia” che ricorda piuttosto il cinema di Lanthimos.

All’inizio il rapporto sembra a senso unico, con il ragazzo difficile incatenato in uno scantinato e sottoposto a una sua cura Ludovico, fatta all’inizio con la violenza di una frusta ma poi rapidamente trasformata in dosi più morbide di film alla tv (da I cannoni di Navarone a Kes di Loach a documentari sui danni da cocaina) consumati nel divano del salotto assieme a tutta la famiglia. Si va da scene di guerra e violenza da esorcizzare a storie edificanti come l’amicizia di un ragazzino col cucciolo di un gheppio. Ai film si aggiungono la lettura di libri (Austen, Huxley, il Bradbury dei racconti di “L’uomo illustrato”, fino al “Buio oltre la siepe”). La rieducazione passa dunque attraverso una acculturazione più che attraverso la violenza (al massimo, Tommy è costretto a inalare il fumo di una sigaretta per disintossicarlo dal consumo).
Ma poi il film accantona il tema della rieducazione, a tutti gli effetti un falso movimento, per concentrarsi sul gioco di ruoli che i vari membri della casa, una tenuta di campagna a tema gotico, impersonano (c’è anche una domestica dell’Est Europa che rappresenta un po’ l’alterità, e c’è il figlio della coppia, ma soprattutto c’è un’assenza che spiega il film). Tommy è sollecitato a far parte della famiglia, e nel finale addirittura fornisce materiale fresco a questa utopia di una famiglia finalmente felice e completata. Tommy, stregato a un certo punto dalla scena degli ospiti che consumano una cenetta romantica in giardino sulle note suadenti di “Smoke Gets in Your Eyes”, accetta il suo nuovo ruolo. Come Alex si conformava ai dettati della società diventandone anzi una sorta di puntello, così Tommy si conforma a una certa idea di nucleo famigliare.
Si può discutere della visione e della filosofia di questo film, tutt’altro che radicale o sovversivo nonostante i presupposti violenti ed estremi. In realtà, il film sembra perorare una soluzione ai problemi della società (violenza, accettazione della diversità, ribellismo, eccetera) che passi per una confortante medietà: tutti, nel film, compiono un piccolo passo l’uno verso l’altro fino a ritrovarsi in un compromesso che salva certamente le apparenze (il dramma rimane totalmente chiuso all’interno, non c’è il coinvolgimento di alcuna autorità esterna) ma forse anche la sostanza. Il ribelle senza causa dell’inizio (tossicodipendente, violento, prepotente e iper sessuale, forse alcolizzato…) rientra infine in un canone accettabile dal sistema, che poi nel film è equiparato tout court alla famiglia più o meno tradizionale.

Un intelligente film, dunque, sul controllo più che non sulla sottile linea che divide la redenzione dalla distruzione. Un controllo, si badi bene, in ultima analisi non imposto dall’esterno ma in qualche modo autoimposto dall’interno. L’istituzione e lo Stato, fortissimi nel film di Kubrick, sono qui totalmente assenti, in una baumaniana società liquida quanto mai contemporanea. Dove a decidere sono una madre, una donna pallida i cui istinti materiali vengono inquietantemente risvegliati all’arrivo di Tommy, un padre solo apparentemente severo e manipolativo, e un “figlio” che sembra aver appreso la lezione di cosa si deve fare per trovare il proprio posto nel mondo.
Tommy, un diciannovenne violento e fuori controllo, passa le sue giornate tra risse e vandalismi. Dopo una notte trascorsa lontano dalla sua banda, si risveglia incatenato nel seminterrato di una casa isolata appartenente a una famiglia apparentemente normale: Chris, uomo freddo e calcolatore, Kathryn, moglie ambigua, e il figlio Jonathan. I tre sottopongono Tommy a una inquietante “rieducazione” forzata per trasformarlo in un bravo ragazzo...