«I libri sono resistenza. Perché, per prima cosa, sono loro a essere resistenti. Perché stanno nelle case di ciascuno di noi, nel luogo più intimo e inaccessibile al potere politico. Perché si possono passare, perché si possono nascondere, perché non si possono intercettare» (Giuseppe Civati, Il rifugio dei libri proibiti)
Il toccante Tre chilometri alla fine del mondo (Emanuel Pârtu, 2024), che illustra in maniera eloquente, sul piano cinematografico come su quello etico e filosofico (e quindi, ça va sans dire, politico e sociale), le conseguenze della scoperta dell’omosessualità di un diciassettenne da parte dei suoi genitori e della comunità nella quale sono inseriti, non riguarda una realtà confinabile in un piccolo paese della Romania: The Librarians, il documentario di Kim A. Snyder presentato al Sundance Film Festival nel gennaio 2025 e passato poi alla Festa del Cinema di Roma, fa infatti capire, come del resto Il rifugio dei libri proibiti di Giuseppe Civati, che si chiude con una sintesi dei fatti a cui il romanzo è ispirato, che negli Stati Uniti non solo l’omofobia, e l’avversione nei confronti di tutto ciò che viene impropriamente e assurdamente chiamato, anche in Italia, “ideologia gender”, ma anche il razzismo e la volontà di censura e di controllo su quanto si stampa e, quindi, su quanto si pensa o “si dovrebbe pensare”, sono tutt’altro che tramontati.
L’opera racconta infatti una vicenda che sembrerebbe incredibile, nel 2026, in un paese democratico che si fa vanto di essere “portatore di libertà”, se non sapessimo che è reale: la battaglia che un gruppo di bibliotecari scolastici ha portato avanti, in alcuni Stati degli USA, contro le associazioni di genitori come Moms for Liberty, e i gruppi politici che le sostengono, per evitare che i libri incentrati su (o che solo accennano a) temi “sensibili” come sesso, razza ma anche semplicemente l’educazione sessuale, considerata “pornografia”, fossero tolti dalle biblioteche scolastiche, come hanno decretato alcuni governatori, in primis Greg Abbott, che nel 2021, in Texas, ha mandato alle scuole la lista di 850 testi da rimuovere stilata dal deputato repubblicano Matt Krause; situazione che ha portato non solo al sequestro dei suddetti libri, che in alcuni casi (nel film si vede il Tennessee) sono stati bruciati, ma anche al licenziamento e alla gogna mediatica dei bibliotecari, nella quasi totalità donne, che hanno rifiutato di consegnare i testi alle autorità, o che hanno condannato verbalmente quanto stava accadendo. Che riguarda, lo sottolineiamo, le biblioteche scolastiche e quindi la scuola, l’educazione dei bambini e dei ragazzi; molti dei quali, come viene rilevato più volte, nel film, sono stati “salvati” da un libro letto al momento giusto, consigliato magari da un bibliotecario (o da un insegnante) “giusto”. Perché nel libro quel ragazzo ha ritrovato la confusione che aveva in testa, e ne ha capito il motivo. Si è identificato in un personaggio, e ha compreso che quello che stava provando, di qualunque cosa si trattasse, non era “sbagliato”. Come succede con qualsiasi forma d’arte. E sappiamo, anche, quanto la scuola sia importante sul piano politico, perché è diverso educare i ragazzi al pensiero critico, o “sfornare” soldatini conformisti. I totalitarismi del Novecento ce lo hanno insegnato bene.

Il film, i cui titoli di testa sono composti da caratteri stampati sulle schede bibliografiche, illustra il tema in maniera densa e precisa, con le testimonianze dei bibliotecari protagonisti, con riprese delle sedute dei Consigli scolastici di alcuni distretti americani (di cui fanno parte anche cittadini e politici locali), con episodi significativi e con citazioni di film (The Human Comedy, Storm Center, Fahrenheit 451 e la serie The Twilight Zone, ognuno con il suo significato specifico) e di libri (Fahrenheit 451, Ulysses, The Magic Mountain, Beloved, Lawn Boy, 1984, tenendo i titoli inglesi), a intervallare il tutto. Vengono inoltre citate, oltre al Primo Emendamento e al codice deontologico dei bibliotecari, due sentenze che hanno fatto scuola sui temi dell’interruzione di gravidanza e della libertà di lettura (la Roe vs. Wade, oggi cancellata, e la Island Trees School District vs. Pico); vengono mostrati spezzoni di documentari storici su Goebbels e i roghi di libri nazisti, e sul maccartismo; alcuni studenti, ribadendo il loro diritto alla libertà di lettura, parlano di amore e di inclusione, da contrapporre all’odio e al giudizio; una bibliotecaria introduce infine il tema dei suicidi degli adolescenti, in riferimento al bisogno, che essi hanno, di storie che li rappresentino.
Una delle bibliotecarie intervistate, che ha militato nell’esercito degli Stati Uniti, ricorda di aver giurato fedeltà alla patria con la promessa di proteggerla contro i nemici esterni, ma anche contro quelli interni. Tra gli episodi raccontati c’è poi quello, emblematico, di un ragazzo che, dopo aver fatto coming out, è stato disconosciuto dalla famiglia, che ha dovuto abbandonare (i genitori e otto fratelli più piccoli); nel film lo si vede a confronto con la madre in una riunione del Consiglio scolastico del distretto di Granbury, Texas, in cui lei è conosciuta come attivista conservatrice e ultrareligiosa, di un conservatorismo che non è quello dell’entroterra americano del libro dell’ora vicepresidente Vance, ma quello dei WASP molto benestanti che non ammettono diversità di sorta, né alcun tipo di infrazione dello status quo. Anche a costo di allontanare un figlio dalla sua famiglia (come si vede, tra l’altro, in Ti auguro ogni bene di Tommy Dorfman, USA 2024). Un altro episodio interessante è quello della bibliotecaria che ha nascosto in uno sgabuzzino i libri “proibiti”, chiusi con tre giri di chiave; che è un po’ quello che scrive Civati nel suo romanzo, con il quale concludiamo questa trattazione inserendovi, di scorcio, un altro elemento non secondario, in questo contesto: «La biblioteca è davvero un luogo totalmente inattuale, tanto da apparire quasi sospetto, nei tempi in cui viviamo, perché in una biblioteca tutto è sottratto alla compravendita. Un luogo dove i libri non sono merce, dove i libri sono di nessuno e di tutti. In un mondo in cui tutto è privato, la biblioteca è pubblica».
Stills: The Librarians (2026) © 2026 Wanted Cinema All Rights Reserved
Un gruppo di bibliotecari lotta contro il divieto dei libri e per la libertà intellettuale, mentre affronta una crescente ondata di censura che si diffonde dal Texas alla Florida e oltre.
Locandina: The Librarians (2026) © 2026 Wanted Cinema All Rights Reserved