Il cinema come atto di resistenza: filmare la lotta per i diritti

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Dal programma della sezione “Fight For Your Rights!”, emerge con forza una narrazione che va oltre la ricerca formale.  Il cinema si fa portavoce di una "lotta" multiforme: che si tratti del diritto all'identità, alla memoria storica o alla protezione dallo sguardo digitale, ognuno dei sei cortometraggi proposti rappresenta un presidio di resistenza contro l'oppressione e l'oblio.

Se volessimo scegliere il cuore pulsante di questa tematica, sarebbe senz'altro Baisanos di Andrés e Francisca Khamis Giacoman. Risultato di una collaborazione fra Cile, Spagna e Palestina, non è solo un racconto di migrazione e di tifo calcistico, ma una rivendicazione del diritto all'esistenza di un popolo. La lotta qui è contro la cancellazione culturale: riappropriarsi del termine "baisano" significa trasformare un’etichetta di alterità in un vessillo di appartenenza e dignità politica.

Pie dan lo di Kim Yip Tong sposta l'attenzione sul diritto ambientale e ancestrale: tra Reunion e Mauritius, la lotta per i propri diritti passa attraverso il legame con la terra e l'acqua. In tal modo, difendere il proprio ecosistema diventa un atto politico di autodeterminazione contro lo sfruttamento coloniale e turistico che minaccia l'identità delle isole.

Un fronte estremamente attuale è quello esplorato da Nicolas Gourault in Their Eyes. In un mondo dominato da algoritmi e sorveglianza, Gourault rivendica il diritto alla privacy e alla "giustizia visiva". Il film analizza come le tecnologie di visione possano diventare strumenti di controllo e discriminazione, invitando lo spettatore a battersi per una trasparenza tecnologica che rimetta l'essere umano al centro del dispositivo, non più come un semplice dato sensibile ma come soggetto di diritti inalienabili.

Anche le opere olandesi, all'apparenza più metacinematografiche, toccano corde civili profonde. Ecco quindi che  Welcome to set di Cyan Bae e A shot at art di Ilke Paddenburg possono essere letti come un'indagine sui diritti dei lavoratori e delle minoranze all'interno dell'industria creativa. Il film di Bae mette in luce le dinamiche di potere sul set, suggerendo che la lotta per condizioni di lavoro eque e per il rispetto della dignità personale sia la base necessaria per ogni creazione artistica. Paddenburg, invece, esplorando la fragilità della performance, richiama implicitamente al diritto all'integrità emotiva dell'artista, troppo spesso sacrificata in nome dello spettacolo.
Infine, Carmela di Vicente Mallols porta sullo schermo la lotta quotidiana per il riconoscimento sociale. Attraverso una narrazione che unisce Spagna e Francia, il film dà voce a chi spesso abita i margini, trasformando così la vulnerabilità in una forma di resistenza silenziosa ma pervicace.
Sei film per non dimenticare mai che ogni inquadratura può essere un atto politico. La lotta per i propri diritti come progetto che si manifesta nella scelta di cosa filmare e di come restituire dignità a chi, per troppo tempo, è rimasto fuori campo.