Ali Asgari

Divine Comedy

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Nella “Divina Commedia”, Dante attraversa i nove gironi dell’Inferno per raggiungere il Paradiso. Qui, sembra che il protagonista stia compiendo il viaggio inverso. All’inizio è il Paradiso, ma non dura a lungo. Bahram e Sadaf sono liberi, felici, spensierati. Ma non appena si scontrano con il capo reazionario degli affari culturali, inizia la loro discesa nell’inferno cinematografico. La coppia deve attraversare, una tappa dopo l’altra, mondi diversi che mettono in discussione la loro concezione del cinema.

Incontrano vari personaggi che illustrano tutti un approccio deviante e impuro a ciò che i due considerano arte, simboleggiando uno o più peccati che, in Dante, corrispondono a un girone infernale. Il burocrate è accecato dal suo dogma religioso: nella sua mente, Bahram deve vagare nel Limbo perché è “senza fede”, o almeno perché non professa abbastanza la sua fede islamica. Ma forse è lui ad essere bloccato all’inferno a causa della sua fede prepotente. Il direttore del teatro pensa di essere d’aiuto, un vero campione del cinema, ma proietta esclusivamente commedie popolari che attraggono un vasto pubblico: incarna l’avarizia, e anche un po’ la gola, quando si serve spudoratamente dei popcorn che Bahram ha comprato. Non è l’unico a rubargli il cibo, dato che un falso profeta lo aggredisce sulla terrazza di un caffè, manipolandolo solo per strappargli una ciambella. Bahram e Sadaf incrociano anche un ex attore/influencer, Rouzbeh, disposto a proiettare il film nel suo cinema privato, dove proietta i film di Bergman in “DVD 4K” per dimostrarsi cinefilo, ma solo in cambio della promessa di un ruolo nel prossimo film del regista. Chiede anche un po’ di cocaina: incarna la lussuria, desideri incontrollati, la gola, la rabbia e la frode. Bahram incrocia poi un produttore dai metodi mafiosi, Jalal.  Anche lui si professa appassionato di cinema come tutti gli altri, è un fan di Darren Aronofsky, e fa pressioni su Bahram perché accetti di girare un indigesto blockbuster in Siria su una emblematica figura religiosa, come il Noah del succitato regista: incarna l’inganno e la violenza.  Il fratello gemello di Bahram, Bahran, incarna il tradimento. Condivideva la passione del fratello per il cinema, insieme hanno visto Matrix decine di volte, ma ha rinunciato a realizzare opere personali accontentandosi di dirigere film mainstream autorizzati dal regime. Infine, incontriamo una donna borghese che si degrada accettando di proiettare il film nel suo soggiorno: una versione alternativa della ragazza punk con il cane, una forma di eresia.

Genialmente, Asgari rappresenta tutti gli aspetti che non vanno a genio al regime iraniano. I personaggi consumano droghe in primo piano, citano registi occidentali decadenti e mostrano comportamenti ambigui.  La sua narrazione confronta le autorità con le loro contraddizioni, critica indirettamente la censura e il cinema popolare e sembra incitare alla ribellione e alla disobbedienza. Con la sua barba da intellettuale impegnato e tormentato e gli occhiali, Bahram evoca il nostro Nanni Moretti: le corse in scooter rosa confetto, i guai di un’industria cinematografica troppo concentrata sul cinema commerciale, i finanziatori e i decisori con una cinefilia mediocre, tutto evoca Caro diario. Asgari si fa paladino di un cinema libero e indipendente che oppone l’umorismo all’autoritarismo, dimostrando attraverso l’assurdo i fallimenti di un regime allo stremo.


 

Divine Comedy
Iran, Italia, Francia, Germania, Turchia, 2025, 98'
Titolo originale:
id.
Regia:
Ali Asgari
Sceneggiatura:
Ali Asgari
Cast:
Bahram Ark, Sadaf Asgari, Amirreza Ranjbaran, Hossein Soleimani, Mohammad Soori
Produzione:
Seven Springs Pictures, Zoe Films, Salt for Sugar Films, Taat Films
Distribuzione:
Teodora Film

Bahram è un regista quarantenne i cui film non hanno mai ricevuto il permesso per essere proiettati in Iran. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte del Ministero della Cultura, decide di lanciarsi in una sfida: accompagnato in Vespa da Sadaf, la sua produttrice dalla lingua tagliente, intraprende una missione clandestina per presentare finalmente il film al pubblico iraniano, eludendo la censura, l'assurda burocrazia del Paese e i suoi stessi dubbi.

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