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Sono (apparentemente) molto diversi i film La scelta di Joseph del francese Gilles Bourdos e l’italiano 2 cuori e 2 capanne di Massimiliano Bruno. Eppure, entrambi ruotano intorno all’evento inaspettato di una nascita. L’attesa di una creatura che, in tutti e due i casi, è il frutto di un amplesso occasionale destinato a cambiare per sempre le vite dei protagonisti.

La scelta di Joseph, magistralmente interpretato da Vincent Lindon, è il remake di Locke (2013) del regista Steven Knight, qui in veste di produttore associato. In trasferta per lavoro il capocantiere Joseph, operaio specializzato nella posa del cemento per i basamenti degli edifici, per un’unica volta in tutta la sua vita tradisce la moglie, un po’ per solitudine, un po’ per compassione della donna che gli fa da assistente, non più giovane e con una vita triste alle spalle. Finché, nel mezzo di un importante lavoro, apprende per telefono la notizia del parto imminente e prematuro, e si mette immediatamente al volante per essere presente all’evento, senza aver informato la moglie e i due figli. Il lungo tragitto notturno in autostrada sarà intervallato di telefonate per gestire la delicata situazione lavorativa lasciata in sospeso, il momento della verità con sua moglie e la partoriente in ansia.

In 2 cuori e 2 capanne, Valerio e Alessandra sono invece single. Lui, ex insegnante di educazione fisica, è preside in un Liceo e non vuole relazioni stabili, lei è un’insegnante di lettere fuori dagli schemi e diffida degli uomini. L’attrazione fisica tra loro scatta subito, prima ancora di ritrovarsi per caso nello stesso istituto scolastico, ma ambedue sanno di essere sterili e non temono conseguenze. A sorpresa, quell’uno per cento di probabilità si traduce in un’imprevedibile gravidanza che li obbligherà a ripensare alle loro vite.

Due film e due generi diversi. Quello francese è un road movie, un one man show, dove solo Lindon è in scena dentro l’abitacolo dell’automobile, e il buio della notte e le luci dell’autostrada si riflettono a intermittenza sul suo volto serio. Il film italiano è una commedia che gioca sull’inconciliabilità dei protagonisti con momenti divertenti e gag esilaranti. Ma al di là della futura nascita, quello che accomuna i due personaggi maschili è il rapporto col padre. Una figura che influenza profondamente le loro vite e i loro comportamenti. Joseph, nei momenti in cui non è al telefono, parla ad alta voce col padre, sempre latitante e fedifrago, giurando a se stesso che non sarà mai come lui e che per questo si assumerà fino in fondo la responsabilità del suo atto sconsiderato. Valerio, adottato dal secondo marito della madre, è convinto di avere ricevuto solidi valori educativi ma si renderà conto di venire sempre sminuito rispetto ai fratelli, figli legittimi dell’uomo, motivo per cui, inconsapevolmente, vive nel desiderio di compiacere il patrigno e di realizzare le sue aspettative autoritarie. Due padri umanamente assenti dalla vita dei figli, dediti alla propria personale realizzazione, incapaci di amorevolezza. Joseph ricorda le lacrime e la disperazione della madre e Valerio si scontra con lo sguardo vuoto e il silenzio di sua mamma, mentre il patrigno ha già deciso la clinica dove avverrà il parto e il nome del nascituro che, guarda caso, è il suo.

La scelta di Joseph e 2 cuori e 2 capanne mettono in scena l’evento annunciato di una nascita come trasformazione radicale, allo stesso modo in cui il giovane Arturo di Aspetta primavera, Bandini di John Fante aspettava la bella stagione per lasciarsi alle spalle quello che si è e, soprattutto, non si vuole più essere. Ci sono sempre i fantasmi dei padri sullo sfondo, uomini mancanti ai loro doveri genitoriali, autocentrici e fondamentalmente incapaci di amare. Ma se loro sono così, è anche in virtù delle donne che stanno loro vicino e che glielo lasciano fare. Donne che soffrono, piangono e stanno in silenzio. Come scrive Fante: “Lui era Arturo, e amava suo padre, ma viveva nel terrore che un giorno, diventato grande, le avrebbe suonate di santa ragione a suo padre. Adorava suo padre, ma della madre pensava solo che fosse una donnicciola sciocca”.