Il delitto perfetto è il Santo Graal di ogni omicida che si rispetti. Peccato che, servo delle dinamiche orchestrate dall'Autore (Scrittore, Sceneggiatore, Cineasta che sia), l'assassino non raggiunga (quasi) mai la meta desiderata. Diciamo quasi perché è invalsa da qualche stagione in qua, nei film a tonalità beffarde o comedy, la moda di darla vinta al criminale. Comunque, tradizionalmente, se non è un errore imprevisto nella realizzazione del delitto sarà la “maligna” circostanza a congiurare contro ogni buona riuscita. Abbiamo qui raccolto dieci esempi di film con assassinii che non riescono per un pelo, con una menzione particolare per i cosiddetti delitti della camera chiusa, filone delizioso e quasi a sè della letteratura gialla. Si parte con Hitchcock e con lui si finisce, cerchio perfetto e doveroso omaggio a un Maestro dalle battute beffarde, geniali come le sue invenzioni cinematografiche: “Nei film gli omicidi sono sempre molto puliti. Io mostro quanto sia difficile e che pasticcio enorme sia uccidere un uomo”.
NODO ALLA GOLA (Rope, USA, 1948) di Alfred Hitchcock. Dal vero caso Leopold-Loeb avvenuto a Chicago, un dramma teatrale di Patrick Hamilton che il cineasta volle girare come se fosse tutta una unica ripresa. Imbevuti di dottrine superomiste, due studenti di filosofia ammazzano un compagno senza motivo e ne nascondono il cadavere. Come dice Brandon (John Dall) al convivente Philip (Farley Granger): “Se ci pensi bene, perché tutti i delitti o quasi vengono scoperti e puniti? Per il movente, cioè la causa che li ha originati. Ma nel nostro caso il movente non lo conosce nessuno”. Al contrario il loro professore Rupert Cadell li smaschererà, complice un banale cappello.
FORMULA PER UN DELITTO (Murder by Numbers, USA, 2002) di Barbet Schroeder. Altri due studenti annoiati e geniali che decidono di praticare l'arte del delitto perfetto, uccidendo una persona gratuitamente e facendo slittare i sospetti su un colpevole altrettanto perfetto. A Richard (Ryan Gosling) e Justin (Michael Pitt) andrebbe anche tutto bene se non fosse per la “tigna” della peraltro problematica detective Cassie Mayweather (Sandra Bullock) che coglie nello sbruffoncello Richard la stessa indole violenta del proprio ex marito. In pratica la terza volta in cui il già citato caso del 1924 di Leopold e Loeb ispirò il cinema: del 1959 è infatti il pregevole Frenesia del delitto di Richard Fleischer.
LA VITTIMA DESIGNATA (Italia, 1971) di Maurizio Lucidi. Benché dichiaratasi “opera originale”, non sfuggiranno ai fan i collegamenti con L'altro uomo di Hitchock, da Patricia Highsmith. Comunque si tratta di un dignitoso thriller all'italiana in cui il pubblicitario italo/venezuelano Stefan Augenti (Tomas Milian che recita non doppiato) mentre è a Venezia con l'amante conosce il conte Tiepolo (Pierre Clementi), che dopo debite e non sempre desiderate intrusioni gli propone l'insano patto-baratto: la moglie assassinata in cambio del fratello del nobile. Le conseguenze saranno però diverse da quelle del prototipo. Occhio alle musiche, è il Concerto Grosso per i New Trolls di Luis Bacalov!
ASSASSINIO A VENEZIA (A Haunting in Venice, USA, 2023) di e con Kenneth Branagh. Terzo capitolo delle avventure del Poirot interpretate dal divo e cineasta irlandese nonché 36ma avventura libraria (ovvero quart'ultima) dell'azzimato investigatore creato da Agatha Christie proprio al suo debutto nel 1920. Trasportata nella Venezia del 1947, la storia vede un detective depresso coinvolto da un'amica scrittrice, Ariadne Oliver (Tina Fey), a una festa di Halloween (!!!) in una tenebrosa villa. Non mancano le sedute spiritiche e i fantasmi, ma quando la medium muore impalata, lo scettico Poirot dovrà districarsi anche con le allucinazioni per venire a capo di un enigma con delitti razionalmente inspiegabili.
CONTRATIEMPO (Id., Spagna, 2016) di Oriol Paul. Il manager rampante Adriàn Doria (Mario Casas) è accusato di aver ucciso l'amante Laura in uno chalet di montagna. Disperato si rivolge a una jena del foro, Virginia Goodman (Ana Wagener) affinché trovi le prove che lo scagionino. I serratissimi interrogatori lungo tre ore porteranno via via a scoperte sempre più imbarazzanti (“La verità non importa più. Ora l'unica cosa che conta è costruire una versione credibile che non lasci vie di fuga" ). Ingegnoso giallo a svelamenti progressivi e finale a sorpresa, il film ha goduto di ben quattro remake internazionali tra cui l'italiano Il testimone invisibile (2019) di Stefano Mordini con Riccardo Scamarcio.
L'ALIBI ERA PERFETTO (Beyond a Reasonable Doubt, USA, 1956) di Fritz Lang. Per dimostrare come la pena di morte sia profondamente sbagliata, un editore convince l'ex giornalista e futuro genero (Dana Andrews) a fingersi colpevole di un omicidio, seminando “prove” da smascherare al momento giusto. Senonché l'ideatore del piano muore in un incidente. Come farà il presunto colpevole a salvarsi? Un macchinoso giallo dalle interessanti implicazioni morali che a causa del litigio tra l'Autore tedesco e il Produttore Bert E. Friedlob, divenne il suo ultimo film a Hollywood. Sottovalutato ai tempi (non dai Cahiers!), è oggi un classico. Del 2009 il remake di Peter Hyams con Michael Douglas.
CIRCUITO CHIUSO (Italia, 1978) di Giuliano Montaldo. Un “giochino” piuttosto divertente che il glorioso regista ha girato per il piccolo schermo: “ho usato il mezzo cinematografico, trattandolo come se fosse un film”. In un cinemino della periferia romana mentre viene proiettato uno spaghetti western, al momento del duello uno spettatore viene ucciso da una revolverata. Panico e sospetti dilagheranno tra gli spettatori rinchiusi nella sala e sottoposti alle sempre più perplesse indagini della polizia. Tanto più che, nella simulazione fatta dopo, seduto allo stesso posto, un altro malcapitato subisce la stessa tragica sorte. Flavio Bucci fa il sociologo, Giuliano Gemma e William Berger i due pistoleri.
IL MISTERO DELLA CAMERA GIALLA (Le mystère de le chambre jaune, Francia, 2003) di Bruno Podalydès. Uno dei primi e più celebri gialli imperniati sull'omicidio (o quasi) in camera chiusa: “Eppure signore, è l'unico modo di spiegare le cose! La Camera Gialla era chiusa come una cassaforte. Per usare le vostre espressioni, era impossibile all'assassino uscirne normalmente o anormalmente» (dal romanzo di Gaston Leroux, anno 1907). Sette le versioni su schermo, dal 1913 al 2003, tra cui una di Marcel L'Herbier del 1930. Abbiamo optato per l'ultima, con Denis Podalydès e Sabine Azéma. Chi ha attentato alla vita di Mathilde, sola nella stanza? Il reporter Rouletabille svelerà l'arcano.
WAKE UP DEAD MAN: KNIVES OUT (Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery, USA, 2025) di Rian Johnson. Ed ecco l'ultima in ordine di tempo delle “pellicole” imperniate sui delitti impossibili. Chi ha ucciso l'iracondo Monsignor Wicks, pugnalato in un ripostiglio mentre riposava? Qualcuno dei suoi bizzarri sparuti parrocchiani? O forse uno dei suoi servitori? Il celebre detective privato Benoit Blanc si scervellerà, prima di trovare, con l'aiuto del romanzo Le tre bare di John Dickson Carr la chiave dell'enigma. Terza assai divertente avventura di Daniel Craig nei panni dell'occhio privato gay e dandy, con tanti volti noti, tra cui Josh Brolin e Glenn Close, a fare da magnifico contorno.
IL DELITTO PERFETTO (Dial M for Murder, USA, 1954). Come Nodo alla gola ispirato da un dramma teatrale di Frederick Knott e – prima e unica volta per Hitch – girato in 3D, il diabolico piano per sbarazzarsi della moglie Margot (Grace Kelly), ricchissima e adultera, di un ex campione di tennis, Tony (Ray Milland). Un anno di messa a punto e poi via all'attuazione. Si costruisce l'alibi inattaccabile mentre un sicario si intrufolerà nell'appartamento e ucciderà la donna. Calcoli sbagliati! Perché l'assassino finirà infilzato da delle comuni forbici. Il mandante proverà allora a improvvisare, inquinando le prove e facendo accusare la moglie, quasi riuscendovi. Quasi.
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