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Terra ancora in parte incognita e ricca di ricchezze minerali nascoste da ghiaccio e temperature estreme, l'isola di Groenlandia (la verde terra “scoperta” dai vichinghi) è oggi al centro di una questione politica dai contorni persino assurdi (e potenzialmente pericolosi). Peraltro, en passant, storicamente non è oggi la prima volta che gli Usa avanzano pretese di possesso o di acquisto (1868 e 1946). Al cinema, per ovvie ragioni anche logistiche non è stata tanto frequentata, di certo “si sa” che la Creatura di Frankenstein si è rifugiata lì, inseguita dallo scienziato “suo padre” e che lì dovrebbe situarsi la misteriosa Fortezza della Solitudine, rifugio e ripostiglio di Superman. Comunque, titoli on ice che han reso la storia del Cinema più gustosa non mancano. Eccone dieci.

LA TENDA ROSSA (Italia/URSS,1969) di Mikheil Kalatozishvili. Mega polpettone sontuosamente allestito di produzione italo-russa che ripercorre con più di una libertà narrativa la tragica vicenda dell'esploratore italiano Umberto Nobile, schiantatosi (anno 1928) con il dirigibile Italia sulla banchisa polare e salvato, lui e pochi altri dopo sette settimane (seguiranno polemiche e un processo). Versioni di lunghezze diverse, 2h quella internazionale che arrivò alla candidatura agli Emmy e 2h e 38' quella sovietica, con un super cast internazionale come si usava: Peter Finch, Sean Connery, Claudia Cardinale, Hardy Kruger, Massimo Girotti, Nikita Mikhalkov e Luigi Vannucchi. Esterni in terra russa.

IL SENSO DI SMILLA PER LA NEVE (Dan./Sve./Ger., 1997) di Bille August. Da un best seller di Peter Hoeg. Trasferita da anni a Copenhagen, Smilla Jaspersen non ha dimenticato la sua terra d'origine. Vi tornerà sulla scia di una indagine che parte dalla morte di un bambino inuit (“La neve mi dice che non è un incidente”) e arriva a scoprire le nefandezze di una missione scientifica. Grande successo per la britannica Julia Ormond che ebbe poi una carriera altalenante. Riprese tra la capitale danese, la Svezia, i Bavaria Studios e Ilulissat in Groenlandia. A testimoniare il successo del thriller, un episodio dei Simpson: Il senso di Skinner per la neve (è il Preside delle elementari di Springfield,  2000).

STATO DI ALLARME (USA, 1965) di James B. Harris. Nello stretto di Danimarca, tra Islanda e Groenlandia, un sommergibile sovietico nucleare si inoltra tra i territori controllati dalla Nato. Il cacciatorpediniere Usa Bedford lo intercetta e lo insegue in una caccia che si fa sempre più pericolosa. Allora andavano alla grande i film che mettevano in scena “incidenti” dalle conseguenze drammatiche (Il dottor Stranamore). A tenere hot la tensione il conflitto tra il falco comandante Finlander (Richard Widmark) e il giornalista nascostamente pacifista Minceford (Sidney Poitier). Candidatura al Bafta per lo scenografo Arthur Lawson e tra i rincalzi si riconosce un semidebuttante Donald Sutherland.

AGAINST THE ICE (Isl./ Dan., 2022) di Peter Flinth. Siamo nei primi anni del '900. Per fugare le pretese degli Usa sulla Groenlandia (e dai!), il governo danese organizza una seconda spedizione geografica a mappare le coste dell'isola (che per gli americani non è una ma due divise da un canale) sulle tracce di una precedente da cui nessuno fece ritorno. La nave però si blocca tra i ghiacci e lo scrupoloso comandante Mikkelsen (Nicolaj Coster-Waldau, co-sceneggiatore) chiede ai suoi di accompagnarlo attraverso la landa ghiacciata. Accetterà solo il meccanico Iversen (Joe Cole). Inizia così una drammatica odissea nel bianco che durerà due anni. Riprese tra Islanda e Groenlandia.

LA MANTIDE OMICIDA (USA, 1957) di Nathan Juran. Mica c'erano solo sauri radioattivi e gorilloni a turbare con le loro dimensioni gigantesche i sogni dei ragazzetti dei '50! Un innalzamento improvviso della temperatura scioglie le nevi artiche e risveglia dal suo letargo una spropositata mantide che dopo essersi messa in volo approda negli USA seminando terrore e distruzione. Resistente alle armi convenzionali, si rifugerà nientemeno che a New York. Più che i veri insetti ripresi a distanza ravvicinata, colpì favorevolmente il complicatissimo grosso modello costruito (diviso in varie parti). Ai tempi non ebbe molto successo, oggi è un piccolo ma resistente cult.

VIAGGIO IN GROENLANDIA (Francia, 2016) di Sebastien Betbeder. Due attori disoccupati decidono di partire alla volta del villaggio-insediamento di Kullorsuaq (400 abitanti!) a recuperare il padre di uno dei due, Nathan. Per loro sarà una esperienza che li trasformerà radicalmente, a contatto con una comunità inuit locale (orsi bianchi compresi) dai costumi tradizionali insoliti. Produzione Netflix, presentato anche all'ACID di Cannes 2016 sui benefici dell'abbandono della città con i suoi comfort e le sue ipocrisie per la campagna (in questo caso più remota, anzi decisamente wilderness), è interpretato da Thomas Blanchard (Mandibules) e Thomas Scimeca (L'ultima ora).

L'ISOLA DELLA PAURA (Canada, G.B., 1979) di Don Sharp. Da un best seller di Alistair MacLean. Un bottino nascosto dai nazisti (erano lì coi sommergibili) giace tra i ghiacci e le rocce dell'artica Isola Degli Orsi. Nascosti tra i componenti di una spedizione scientifica, dei lestofanti cercano di impadronirsene. Uno a uno gli assassinati si accumulano. Un supercast per una superproduzione dell'epoca (allora era il più costoso film realizzato in Canada): Donald Sutherland, Vanessa Redgrave, Richard Widmark, Christopher Lee, Bruce Greenwood i protagonisti. Il film dovrebbe durare 118 minuti, la versione italiana fu accorciata e portata a 97, con tagli piuttosto vistosi in punti anche chiave.

THE VILLAGE AT THE END OF THE WORLD (Dan., 2012) di Sarah Gavron e David Katznelson. Un documentario che racconta e sintetizza un anno della vita di Niaqornat, villaggio all'estremo nord della Groenlandia, composto da 59 abitanti e 100 cani da slitta. Girato in groenlandese con sottotitoli inglesi, l'opera seconda di Sarah Gavron (che è poi la moglie di Katznelson) si concentra soprattutto su due storie, quella dell'unico adolescente del villaggio (tifosissimo del Liverpool... e delle ragazze in generale) e quella dell'industria ittica, unica fonte di sostentamento. Immagini straordinarie e cacce agli orsi e ai narvali, per un'opera che ha fatto il giro di vari festival del settore, vincendo un premio in Boemia.

BASE ARTICA ZEBRA (USA, 1968) di John Sturges. Nella guerra fredda che più fredda non si può. Un sommergibile americano riceve una richiesta di aiuto da una stazione metereologica inglese vicino al Polo Nord, semidistrutta da uno strano incendio. Perchè anche i sovietici paiono molto interessati a quel che è successo lì? Lo splendido veterano John Sturges (I magnifici sette, La grande fuga) per un action spy story creato da Alistair MacLean. Rock Hudson protagonista con Ernest Borgnine e Patrick McGoohan di rinforzo. Riprese tra la MGM, San Diego, il deserto di Mojave e la Scozia del nord. Due candidature agli Oscar, per fotografia ed effetti speciali visivi.

GREENLAND (USA, 2020) di Ric Roman Waugh. Un ex stuntman dirige uno dei più “fortunati” film catastrofici degli ultimi anni (tanto che sta uscendo il sequel, ambientato 5 anni dopo, con lo stesso cast). Le critiche, spesso lusinghiere, lo hanno paragonato a La guerra dei mondi di Spielberg. La cometa Clark si frantuma e i suoi numerosi frammenti cascano sul nostro pianeta, provocando cataclismi immani, anzi apocalittici. Riusciranno i coniugi americani John e Allison (Gerard Butler, anche produttore, e Morena Baccarin) con figlio malato di diabete a raggiungere i rifugi situati a Thule, in Groenlandia? Sceneggiatura di Chris Sparling (La foresta dei sogni di Gus Van Sant).