Kevin Williamson

Scream 7

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Scream dopo Scream, numerabili come le guerre mondiali, e urlo dopo urlo, da Munk a Ghostface, da Craven a Trump, con o senza le maschere delittuose di gomma, la storia della saga, e con essa la Storia del pianeta, procede indisturbata. E lo fa a testa, anzi a faccia criminale alta, inventando senza inventare trame gialle particolari, salvo motivazioni fiume finali che per fortuna stavolta non increspano la mattanza: cosa del tutto legittima, quando lo scenario esterno, geopolitico, riflette con foga esponenziale i delitti che in Scream 7 tornano nell’incipit a Woodsboro, dopo l’infelice parentesi newyorkese di Scream 6, e si riassestano a Pine Grove, copia-conforme di Woodsboro.

La denuncia del modello omicida seriale, destinato a perpetuarsi dalla realtà allo schermo e alla casa-museo o albergo degli orrori, la "Macher House Experience" che molto somiglia ormai alla sigla Stati Uniti d’America, torna nelle salde mani dell’ex produttore esecutivo Kevin Williamson e creatore dello story-telling, con il chiaro obiettivo di non fermarsi né di fermare la catena di sangue, almeno finché ci saranno uomini e soprattutto donne in azione, come l’ex adolescente e ora matriarca o la giornalista tornata in sella con i suoi servizi-shock e quote di botulino sul volto smunto che la omologano ai tanti Ghostface.

Scream 7, con cognizione di causa e di contesto generale, potenzia l’effetto cruento dei delitti, mutuando molto macabro esplicito da Fulci, Argento e Soavi, perché la denuncia intercetta la ribalta dell’America perennemente spaurita e ostile, che confonde l’autodifesa con la gioia di sparare alla testa e ripetutamente, perché infilzare, tagliare e squartare non basta mai, non assicura l’estinzione del perenne e rigenerabile nemico, possibilmente a colpi di mistificazione digitale di volti, fatti e circostanze. La mortalità in serie dell’ultimo Scream certamente non chiude il cerchio, perché la spirale terroristica istituzionale di riferimento è infinita, con poliziotti, privati cittadini e cittadine in testa o giornaliste armate; ed evidenzia come i delitti che si auto-alimentano e perpetuano siano sintomatici, dando “carta bianca” e Casa Bianca sulla falsariga dei The Purge o La notte del giudizio: alla follia e alla verve “creativa” internazionale e presidenziale, in un’orgia omicida e auto-cannibalica di reiterazioni e compulsioni.

Williamson è bravo a filmare dentro un set che favorisce comunque inquadrature dense, stilizzate poiché ricche di elementi delittuosi, archeologici, feticistici: tutti semantici, quindi formalmente adatti alla composizione, dentro una filologia delirante e demenziale della famiglia disfunzionale, possessiva e morbosa. «Tutti vorremmo leggere Cime tempestose come se fosse la prima volta», dice una ragazza; e ha ragione, visto il campione d’incassi adolescenziale a tempo indeterminato di Emerald Fennell, che fa il gioco dei dittatori e delle dittature culturali in auge. Il bello anche di Scream 7 è che dal principio fa scempio e dispersione della vicenda per concentrarsi tra le righe e gli ammazzamenti opportunamente concettualizzati sul dispositivo decostruttivo di fondo, talmente ermeneutico da rinunciare ad essere “originale”, cioè nuovo, per intendere l’aggettivo come maniacale, in tutti i sensi, ritorno alle “origini”.

Il vintage sempre in agguato, come il serial killer, uno, bino e trino, è sempre pronto a scatenarsi come potenziale commemorazione narrativa di oggetti museali, attivi e reattivi, tra celebrità inconsistenti del passato, mai presenti o resistenti, morti viventi e vivi morenti, tipo necrologi che imperversano sui social: colpire alla testa con proiettili o lame come gli zombi di Romero è un rito collettivo e Ghostface, fantasma senza faccia, intercambiabile, l’epifenomeno del presente/assente odierno, dove la mattanza di genitori iperprotettivi e prototipi giovanili massificati, fragili, inconsistenti, infantili e immaturi in quanto messi al mondo da genitori frustrati e istupiditi, chiusi di conseguenza in violabili camere da letto o stanze antipanico, bolle fiabesche, teatrali e digitali, con dispositivi scenici o portatili, offre lo spunto per parabole interminabili dove la regola è uccidere, ucciderli tutti, per la soddisfazione catartica dello spettatore che si libera dalla demenza che lo assale nell’universo circostante di relazioni ed eventi deformati dai media.

La novità definitiva e provocatoria sta nella sorellanza cannibalica che guadagna terreno accoltellando, sparando, tagliando corto e tappando la bocca ai partner, incauta nel minare e distruggere persino la propria (s)compagine di gender. Con donne che uccidono donne, genitori dediti al massacro fisico, culturale e pedagogico, peggiori dei figli, matriarcato contro matriarcato, cannibalismo matriarcale e sorellanza cannibalica, dentro e fuori la casa-set-palco-cittadina-pianeta-museo orrorifico domestico, Scream 7 porta alle estreme, per ora, conseguenze, visi non pensanti né espressivi, maschere compatibili con le plastiche facciali, notizie plastificate come i film; e aggiunte di botulino nei tessuti e nella carne sottoposta a chirurgia medica o psichiatrica nel regno incontrastato della paura facilitata dai governi, permessa a ciclo continuo dal cinema alterato da operazioni di morphing o riscritture assegnate al magistero dell’intelligenza/demenza artificiale.


 

Scream 7
USA, 2026, 114'
Titolo originale:
id.
Regia:
Kevin Williamson
Sceneggiatura:
Kevin Williamson, Guy Busick
Fotografia:
Ramsey Nickell
Montaggio:
Jim Page
Musica:
Marco Beltrami
Cast:
Neve Campbell, Courteney Cox, Isabel May, Jasmin Savoy Brown, Mason Gooding, Anna Camp, Joel McHale, Mckenna Grace, Michelle Randolph, Jimmy Tatro, Asa Germann, Celeste O'Connor
Produzione:
Outerbanks Entertainment, Paramount Pictures, Project X Entertainment, Radio Silence Productions, Spyglass Media Group
Distribuzione:
Eagle Pictures

Quando un nuovo assassino mascherato da Ghostface semina il terrore nella tranquilla cittadina dove Sidney Prescott ha ricostruito la sua vita, i suoi incubi più profondi diventano realtà: la prossima vittima designata è sua figlia. Decisa a proteggere ciò che ama, Sidney dovrà riaprire le porte del suo passato e affrontare, una volta per tutte, l’orrore che pensava di aver lasciato alle spalle.




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