Come elaborare il lutto della separazione? Il perno su cui ruota la commedia sentimental-urbana di Bradley Cooper, alla terza regia dopo A Star Is Born (2018) e l'interessante Maestro (2023), è questo e gli sviluppi sono tutti collegati alle “soluzioni per sopravvivere” adottate dalla coppia.
Dopo 20 anni di matrimonio tutto sommato si può dire poco tempestoso, arricchito da due figlioli ora decenni e una certa stabilità economica, Alex e Tess pensano di non aver più niente da far continuare, pur senza acrimonie o tensioni inespresse. Anzi tutt'altro.
“Dobbiamo lasciare vero?”
“Lo penso anch'io”.
Cercando di non farsi male, il primo trova una valvola di riscatto/resurrezione buttandosi in monologhi tragicomici al Comedy Cellar, sul palco allestito per le serate “Open Mic”, la seconda tornando alla sua passione giovanile, la pallavolo, di cui era una campionessa e ora possibile allenatrice.
Intorno a loro, la consueta fauna di parenti, più o meno apprensivi e amici più o meno afflitti dalle stesse problematiche, data l'età. Tra questi, il regista star Bradley Cooper si ritaglia un ruolo di sodale migliore amico relativamente bislacco, data la sua professione di attore e “quindi” leggermente eccentrico.
Non siamo lontani dal film psicoanalitico sugli anni della maturità che preludono alla seconda parte, declinante, della vita di ognuno. All'interno di una forma quasi naturalistica, riprese addosso ai personaggi che paiono fatte lì per lì, quasi in diretta con cinepresa a mano (a volte impugnata dallo stesso Cooper), registrano i dialoghi come fossero momenti cruciali di un ritratto di stato sentimentale di cui non ci deve sfuggire nulla. Anche se nel film restano molte le domande necessarie senza risposta e con sentieri narrativi che si vogliono evitare, ora drammatici ora comici, voci e battute si sovrappongono (tipo: la vita è così!) a ricordare inevitabilmente i sapori di comedy ben altrimenti verosimili (alla Altman o alla Woody Allen).
Non mancano i tentativi di far ridere o almeno di far sorridere, come una attualizzazione delle commedie sofisticate della Hollywood del buon tempo che fu – che però avevano ben altri autori funamboli del dialogo frizzante – alle volte colpendo il bersaglio: “Parli di me?” “No, di qualcosa di vivo”.
Insomma, la nevroticità dello stato dell'homo americanus contemporaneo che trova terapie bizzarre o peculiari al sospiro sottomesso del “basta che funzioni”. E qui ovviamente funzionerà, perché il martirio spiritoso sul palco di Alex trova i suoi fan e la voglia di rimettersi in gioco nella pallavolo di Tess i suoi sponsor, tanto che il fatidico “andrà tutto bene” che infarcisce ogni sceneggiatura made in Usa è pronunciato solo a un quarto d'ora dalla fine, reo il genitore (Ciaran Hinds), saggio e comprensivo come deve essere.
Quello però che è davvero rimarchevole in questa dignitosa finta variazione nel reale che il regista e cosceneggiatore ha imbastito probabilmente pensando anche a sè, è l'interpretazione del cast, contorni compresi. Il comico canadese Will Arnett (classe 1970), specializzato in doppiaggi, show e caratterizzazioni a 360 gradi (ha avuto candidature ai premi per Tartarughe Ninja e The Lego Movie), colpisce e azzecca toni e piacionerie in una performance di assoluto livello interpretativo e Laura Dern (1967) non lo è da meno, brava come sempre in ruoli di estrema, comunicativa e fragile umanità (ha vinto un Oscar come non protagonista in Storia di un matrimonio, 2020), cosa che le riesce sempre, persino in blockbusters come Jurassic World.
Foto: È l’Ultima Battuta (2025) © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.
Il matrimonio di una coppia va in pezzi quando lui si dedica alla commedia a New York e lei riscopre se stessa. Insieme imparano a ridefinire la loro relazione e la dinamica familiare in mezzo a grandi cambiamenti.
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