Bisognerebbe ribattezzare anche questo sequel “Il diavolo veste Pravda”, anziché “Prada”; oltretutto con effetto retroattivo, perché il suo punto di forza è daccapo l’assoluta persuasione della “Verità” incarnata dal sistema della moda, dei cui marchi dominanti la sempre ambita testata patinata «Runaway», cartacea o digitale, per quel che importa nell’aggiornamento dal 2006 al 2026, resta l’indiscussa e gerarchizzata cassa di risonanza. Il sequel dunque bara al gioco sapendo di farlo, con assoluta coerenza: conta pienamente sulla complicità dello spettatore globalizzato sotto il segno maggioritario dell’abito che sostituisce nella scalata sociale gli individui.
La strana componente etica che il film ripropone, incattivendo quanto basta nella prima parte i personaggi più “iconici” per poi assolverli nella seconda, come controparte buona del male, è perciò paradossalmente autentica. E questo le restituisce fascino e suggestione, proprio perché la premessa narrativa è travestita, come l’idea stessa di lealtà professionale, cui dapprincipio soggiace Andy, ora nota e premiata giornalista d’inchiesta di non si sa quali inchieste veritiere e disinteressate della testata per cui lavora, licenziata in seguito ad un ridimensionamento dell’organico. Il personaggio umanizzato di Andy, sedicente positivo e autocritico quanto basta per farne accettare la “normale” disumanità, viene così accettato: simpatica, sorridente e goffa nell’impianto a senso unico del film, diventa il baluardo di quella indimostrata onestà intellettuale, che dalla propaganda informativa sulla moda proviene e di necessità torna, quasi per un richiamo primordiale.
La foresta del “ben-avere” spacciato per “benessere”, al quale - va da sé - a livello di standard reddituale Andy non può sottrarsi, viene esteso/venduto al pubblico medio e comporta gradi di compromissione: in questo non-persona ma ovviamente sincera, appartiene alla forza lavoro scaltra e tenace di questa logica del mercato, come se il mercato dove vige la legge del più forte, cioè del più ricco, fosse di per sé “logico”, non autoritratto del profitto economico e della concentrazione del potere. Andy dunque sposa l’apertura di vedute, come la massa in sala, del brand come rituale incontrovertibile. Donde la cattiveria simulata e divertente che si manifesta dall’altra parte della barricata con le prerogative negative, comunque provvisorie, della veterana direttrice ed ex datrice di lavoro, l’altera Miranda; nonché della coetanea Emily, serva non più delle pagine di «Runaway», ma dello sponsor principale del vestiario, ad un rango più alto. Lo scontro apparente tra buone e cattive emissarie della catena di montaggio promozionale, arbitrata appena dal sopraggiungere dell’età e dalla morte come unico sintomi di democrazia sociale, è soltanto l’equivalente di una grande sfilata: Il diavolo veste Prada 2 non stigmatizza la digitalizzazione della presunta obiettività della moda che si “mira” (Miranda…) allo specchio, ma la edifica diversamente ad un livello di sorellanza definitivo, con l’assistente Nigel che si limita ad arbitrare a distanza, in sordina e dietro le quinte.
L’amorale della favola del capitale, che infine si assolve, può concedersi il lusso persino dell’autocritica, nella consapevolezza di aver già vinto. Dagli anni Ottanta si assiste a film che questa favola la raccontano in buona fede, poiché convinti profondamente delle loro stesse bugie. Sono tanto più impeccabili, come Il diavolo veste Prada 2, se non demordono e tirano diritto senza scrupoli: ostentando cioè una notevole lucidità verso la propria luccicante oscenità, che in una società davvero capace di critica servirebbe a coglierne la contraddizione e a smontarne a maggior ragione la fondamentale vanità.
Foto: Il Diavolo Veste Prada 2 (2026) © 2026 Walt Disney Studios Motion Pictures All Rights Reserved.
Con la stampa in crisi e il tempo che stringe, Miranda Priestly affronta la sua sfida finale: Emily Charlton, ex assistente diventata una rivale temibile. Tra moda, potere e vendetta, ha inizio una guerra senza regole.
Foto: Il Diavolo Veste Prada 2 (2026) © 2026 Walt Disney Studios Motion Pictures All Rights Reserved.