Josh Safdie

Marty Supreme

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Racchiusa all’inizio e alla fine tra due pezzi musicali chiaramente allusivi ad altrettanti momenti del film ma anche al suo significato più profondo, “Forever Young” degli Alphaville e “Everybody Wants To Rule the World” dei Tears For Fears, si sviluppa  la parabola di un ennesimo All American Hero sportivo, l’epopea del poveraccio che dalle umili origini o dal nulla emerge verso la gloria, grazie alla forsennata volontà di sfondare, passa attraverso innumerevoli traversie, transita tra ambienti e personaggi diversissimi, per arrivare al finale pompieristico che lo incorona vincitore (o, almeno, perdente di successo). Prima o poi è toccata, nella Hollywood dei generi, ad ogni disciplina sportiva, dalla boxe al baseball al football: è venuto ora il turno del table tennis, il nostro caro ping pong dei bar, dei circoli e delle parrocchie, che non è peraltro uno sport molto cinematografico.



Opportunamente, il regista evita infatti di infliggerci interminabili partite (anche se ne rimangono alcune…), preferendo concentrarsi sulla vita e sui miracoli del protagonista al di fuori dell’agone sportivo. Il modello di questo film è in fondo quello di Rocky: il nato perdente che ce la fa grazie a una incredibile dose di volontà (e fortuna), con il trionfo finale dell’underdog sul campione in carica. C’è un risvolto interessante che accomuna i due personaggi. Mentre nel quarto film della saga di Stallone il confronto avveniva tra l’eroe americano e il russo comunista cattivo, qui Marty si batte con la sua nemesi giapponese, divenuta vessillo del riscatto nipponico dopo la disastrosa sconfitta nella guerra mondiale proprio ad opera degli Usa. È un aspetto che viene sottolineato in vari passaggi, ed è inoltre valorizzato dal fatto che Marty è ebreo, esponente e campione dunque di quella parte che dalla guerra ha subito una tragedia molto maggiore dei giapponesi.

Questi aspetti razziali e politici arricchiscono sicuramente il film, che altrimenti si risolverebbe nel solito polpettone dal finale scontato. Come lo arricchiscono svariati momenti e intermezzi farseschi che stendono una opportuna patina ironica sulla storia: la comparsata di Abel Ferrara e del suo cane, prima sporco di merda poi oggetto di una burlesca ricerca a fini di ricompensa; la sculacciata del capitalista Rockwell sul culo nudo di Marty con una racchetta da ping pong; le ridicole esibizioni di Marty negli intervalli delle partite degli Harlem Globetrotters con tanto di foca al seguito; il sesso sdraiati per strada con la Paltrow e il susseguente arrivo dei poliziotti. Ma anche momenti grotteschi come la carneficina finale nella casa di campagna. Insomma, Safdie butta dentro un po’ di tutto e confeziona un lunghissimo oggetto di consumo che potrebbe interessare svariati pubblici.

Chalamet si conferma bravissimo nell’impersonare personaggi di assoluta antipatia, nel renderli in un certo senso sublimemente sgradevoli. Nel film, si mostra di volta in volta presuntuoso, arrogante, pieno di sé, ladro, sfruttatore, infido, opportunista, truffatore, mentitore seriale. In qualche misura, nella sua riuscita equivoca, rappresenta l’ironico rovesciamento della figura yiddish dello schlemihl, l’ebreo maldestro e incapace, spesso vittima della sventura.

Dal punto di vista formale, il film sfrutta poi una notevole fotografia assai satura che rende bene l’epoca e il luogo, quell’America del primo dopoguerra e dei film di Elia Kazan, un’America dal paesaggio della “banalità” sociale che alcuni di noi amano molto, fatta di piste da bowling, gas station, vicoli, albergacci, microscopici appartamenti, quartieri di negozi, ma con ampie aperture sull’Europa e sul mondo del lusso e dei soldi grazie ai viaggi e alle gare di Marty. Rimane nella retina comunque l’immagine forte di Chalamet in canotta e sudatissimo, sorta di Marlon Brando senza tram ma con racchetta, che evade dal suo destino di venditore di scarpe per inseguire il sogno americano.


 

Marty Supreme
USA, 2025, 149'
Titolo originale:
id.
Regia:
Josh Safdie
Sceneggiatura:
Josh Safdie, Ronald Bronstein, Shadmehr Rastin
Fotografia:
Darius Khondji
Montaggio:
Ronald Bronstein, Josh Safdie
Musica:
Daniel Lopatin
Cast:
Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Fran Drescher, Odessa A'zion, Sandra Bernhard, Abel Ferrara, Penn Jillette, Spenser Granese, Tyler the Creator, Kevin O'Leary
Produzione:
A24
Distribuzione:
I Wonder Pictures

Marty Mauser è un venditore di scarpe con un’irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni ’50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria.

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