Harry Lighton

Pillion - Amore senza freni

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L’associazione tra omosessualità e motocicletta sullo schermo non è una novità. È ad esempio resa manifesta nello straordinario film underground di un giovane regista di San Francisco, Kenneth Anger. Anger non confermò mai che il suo Scorpio Rising (1964), ventotto indimenticabili minuti, avesse a che fare con i famigerati Hell’s Angels. Venne infatti girato a Brooklyn con la collaborazione di un gruppo di patiti gay delle due ruote così male organizzati che non si erano neppure preoccupati di scegliersi un nome. A differenza del Selvaggio, il film di Anger non aveva alcun intento giornalistico o documentario: era un’opera d’autore con una colonna sonora rock, un piccolo e stravagante commento sull’America anni Sessanta, che faceva di moto, svastiche e omosessualità aggressiva una nuova, disturbante trilogia culturale. Un’orgia di Eros che anticipa il trionfo di Thanatos del finale, in un gioco incrociato di sguardi e seduzioni, in cui l’oggetto-moto celebra i fasti di un feticismo sessuale mai così esplicito, tra borchie luccicanti, cromature splendenti e giubbotti di cuoio nero.

Rispetto al capolavoro di Anger, il film dell’esordiente Harry Lighton vola più basso, e non ambisce a replicarne il magnetismo. Il biker Ray, prototipo del maschio alfa, certamente si apparenta a una illustre schiatta di motociclisti dello schermo. Appartiene come loro a una gang, e anche qui non mancano i rimandi a un inesauribile passato cinematografico: le bande di bikers fuori controllo capitanate da Marlon Brando nel seminale Il selvaggio (1954), da Peter Fonda nel nichilista I selvaggi (1966), da Jack Nicholson nell’anarcoide Angeli dell’inferno sulle ruote (1967), da Willem Dafoe nello stiloso The Loveless (1981) …

Rispetto ai modelli del passato, Pillion è assai più innocuo. Non mostra la gang di bikers come una minaccia per la società là fuori. A suo modo però è anch’esso un film radicale, perché ha il coraggio di esternare, anche in modo brutale (nel film ci vengono mostrate a ripetizione scene di sesso gay piuttosto esplicite, mai viste prima in un film mainstream) quello che è uno dei motivi soggiacenti alla mitologia del biker movie. L’esaltazione di una fratellanza virile e macho che si fa beffe della società “adulta” (i famosi squares del film con Brando), il peana a uno stato di eterna ribellione, diviene esplicitazione di un legame gay profondo. Nei confronti di una società vissuta come “femmina”, ecco che emerge il legame gay come ultima roccaforte di una virilità messa in pericolo.

La seconda novità, funzionale alla prima, è l’introduzione nel genere di un personaggio mai visto in precedenza: Colin, il giovane timido e mite, che di giorno fa multe ai proprietari delle automobili parcheggiate in modo maldestro, e la sera si esibisce in un pub come cantore in un coro a cappella, in alcune delle scene più malinconiche e deprimenti che io ricordi in tempi recenti. L’arrivo nel pub dei membri del Gay Bikers Motorcycle Club e in particolare di Ray, icona di mascolinità (difficile non andare col pensiero all’arrivo di Johnny/Brando nel drugstore di Porterville a capo della sua Black Rebel Motorcycle Gang – nella differenza dei nomi ci sta tutta la distanza geologica tra due epoche – e al suo allungarsi mollemente sul Juke-box…), destabilizza completamente Colin, lo risucchia all’istante in un mondo fino a quel momento da lui distantissimo, gli fa accettare di diventare il pillion (tecnicamente il sellino posteriore della moto, in via metaforica il sottomesso) di Ray che inizialmente si approfitta di lui in tutte le maniere trattandolo come un oggetto sessuale, esattamente come la sua Harley.

Che poi la relazione si sviluppi da un mero rapporto unilaterale di sesso a qualcosa che assomiglia a una relazione calda e reciproca tra due esseri umani, e che a fianco di essa si osservi con acutezza il mutamento dell’atteggiamento dei genitori di Colin, ebbene ciò va a ulteriore merito del regista e sceneggiatore. La sfida a pruderie e pregiudizi dello spettatore è lanciata. Ed io, biker etero, ho apprezzato.


 

Pillion - Amore senza freni
Gran Bretagna, 2025, 103'
Titolo originale:
Pillion
Regia:
Harry Lighton
Sceneggiatura:
Harry Lighton
Fotografia:
Nick Morris
Montaggio:
Gareth C. Scales
Musica:
Oliver Coates
Cast:
Alexander Skarsgård, Harry Melling, Brian Martin, Georgina Hellier, Paul Tallis
Produzione:
BBC Film, British Film Institute (BFI), Element Pictures
Distribuzione:
I Wonder Pictures

Colin, timido e introverso, vede la sua vita piacevolmente travolta dall’incontro con Ray, carismatico e fascinoso leader di un gruppo di bikers. Tra i due si instaura presto una relazione BDSM che vede Ray nel ruolo del padrone e Colin come suo devotissimo sottomesso. Sarà l’inizio di una storia d’amore inconsueta e travolgente, che cambierà profondamente entrambi.

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