Philip Barantini, Stephen Graham, Jack Thorne

Adolescence

series review top image

Quando un prodotto culturale, che sia un film, una serie, un libro o un disco, viene osannato all’unanimità da pubblico e stampa generalista, negli spettatori più navigati spesso scatta in maniera piuttosto automatica un irrefrenabile sospetto che si tratti di un bluff. È quasi un riflesso condizionato, derivante un po’ da quell’esperienza che spesso tende a smorzare i facili entusiasmi e un po’ dalla supponenza di pensare di essere tra i pochi in grado di smascherare un abbaglio collettivo, svelandone il trucco. Nel caso della serie Netflix Adolescence creata da Stephen Graham assieme a Jack Thorne e diretta da Philip Barantini i fattori sospetti erano almeno un paio: uno tecnico e l’altro tematico.

Come è ormai ben noto a tutti, Adolescence è composta da 4 puntate girate in altrettanti piani sequenza unici; negli ultimi anni abbiamo visto crescere in modo abbastanza incontrollato il numero di film e serie pensati e realizzati come un’unica e vorticosa sequenza e questo per certi aspetti ha spesso diluito il senso e la forza espressiva di questa scelta. Sentendo quindi parlare di prodigio tecnico” i pregiudizi erano quasi garantiti. Dal punto di vista contenutistico, invece, sulla carta la serie sembrava incasellarsi in un mix tra la moda per il (true) crime e il prodotto che prova a spiegare uno dei grandi misteri insoluti degli ultimi tempi, ovvero quello dei giovani d’oggi”.

Per fortuna a volte capita che sentori, presentimenti e sesti sensi vengano spazzati via in un solo istante e certamente questo è il caso di Adolescence. Da una parte è indubbio che, per chiunque decida di rimanere sulle proprie idee e un po’ goda anche nel fare la voce fuori dal coro, quella di Stephen Graham e Jack Thorne resta un’operazione che può continuare a sembrare furba e programmatica al di là di tutti i propri meriti; dall’altra però è davvero innegabile che le sue quattro puntate (su tutte la terza!) siano a loro modo talmente tanto sorprendenti in termini di scrittura, interpretazioni e messa in scena che diventa quasi impossibile restarne indifferenti.

E forse, rimanendo ancorati a una fredda analisi del testo, il fattore più interessante è che tutte le insidie tecniche ed emotive su cui la serie poteva facilmente cadere con scelte banali, scontate o superficiali, sono state affrontate dagli autori con intelligenza rara. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, a parte qualche rarissimo passaggio (come, per chi l’ha vista, la parte finale della seconda puntata), la regia di Philip Barantini non dà mai l’impressione di sfruttare i quattro piani sequenza come una virtuosa prova di bravura fine a sé stessa. Al contrario, la scelta di girare in questo modo le puntate si integra perfettamente agli spunti che Adolescence vuole intavolare, riuscendo al contempo a regalare un’esperienza senza compromessi emotivi. Sull’aspetto narrativo, invece, la serie evita con convinzione tutte le morbosità e i possibili ricatti morali cui questo tipo di storie spesso attingono a piene mani.



Perché in questo senso Adolescence, nonostante ruoti attorno a un omicidio, non vuole puntare il dito contro nessuno, né tantomeno trovare dei colpevoli. Da quel punto di vista tutto è già evidente e non ci sono misteri da risolvere. Quello che vuole fare la serie è prendere quattro ore all’interno di un arco temporale lungo più di un anno per poi mettere alla prova gli spettatori su una pratica sempre più rara oggigiorno: quella di provare a prestare attenzione, a osservare e aprire gli occhi senza mai distogliere lo sguardo.

Più che dare risposte, gli episodi diretti da Barantini, cercano di creare un dialogo tra elementi di un puzzle che spesso non si riescono a incastrare tra loro, ricucendo e tenendo assieme in un’unica ripresa una realtà iper frammentata e schizofrenica. Partendo quindi dalla piena consapevolezza di non poter offrire un quadro sociale esaustivo, Adolescence lavora attraverso un insieme di emozioni, situazioni e impressioni che riescono però a trasmettere con una precisione sorprendente la sensazione di fragilità mista ad alienazione che ci viene restituita dall’impossibilità di capire fino in fondo quello che ci troviamo davanti tutti i giorni. Ogni stacco di montaggio, ogni parentesi narrativa, avrebbe rappresentato una via di fuga, un’opportunità di riprendere fiato, di scrollare” su un contenuto successivo; e invece con perturbante realismo siamo costretti a tenere lo sguardo fisso, per scoprire che solo così possiamo imparare davvero a vedere.


 

Adolescence
United Kingdom, 2025, 60 min
Titolo originale:
id.
Ideazione:
Philip Barantini, Stephen Graham, Jack Thorne
Sceneggiatura:
Stephen Graham, Jack Thorne
Fotografia:
Matthew Lewis
Musica:
Aaron May, David Ridley
Cast:
Owen Cooper, Stephen Graham, Ashley Walters, Faye Marsay, Christine Tremarco, Amelie Pease, Bidi Iredale, Austin Haynes, Erin Doherty
Produzione:
It's All Made Up Productions, Matriarch Productions, Plan B Entertainment, Warp Films
Distribuzione:
Netflix

Il tredicenne Jamie Miller viene accusato dell'omicidio di una compagna di scuola. La sua famiglia, il suo terapeuta e un investigatore si chiedono cosa sia realmente successo.