Quest’anno il Festival di Cannes sembra aver definitivamente abbattuto il vecchio confine che separava il cinema d’autore dall’animazione. Non parliamo più di una presenza simbolica o laterale dei film girati con questa tecnica: tra Selezione ufficiale, Quinzaine e Semaine de la Critique, si contano circa una decina di lungometraggi animati, distribuiti trasversalmente in tutto il festival.
È interessante notare che tutto questo stia avvenendo soprattutto sotto l’egemonia produttiva francese. La Francia oggi è probabilmente il centro creativo più importante dell’animazione mondiale: ha scuole, studi, fondi pubblici, coproduzioni internazionali e soprattutto una cultura cinefila che considera l’animazione non un genere minore, ma una forma piena di cinema. Basta guardare ai titoli presenti sulla Croistte: dal nuovo film di Sébastien Laudenbach a esperimenti più radicali e adulti come Jim Queen, fino all’esordio animato di Quentin Dupieux.

Tuttavia, ciò che colpisce maggiormente è soprattutto la natura dei temi affrontati da questi lavori. Si racconta infatti il lutto, la solitudine, la violenza, il bullismo, l’identità sessuale, persino il trauma collettivo e la paura del presente. Temi complessi, apertamente “adulti”, che però l’animazione riesce a trasformare in esperienze accessibili anche ai più giovani. È forse questa la forza del linguaggio animato contemporaneo: riuscire a parlare contemporaneamente a pubblici diversi, senza semplificare il dolore o addolcire la realtà, ma trovando immagini, metafore e forme visive capaci di rendere universali anche le emozioni più difficili.

La sensazione è che Cannes stia intercettando un cambiamento già in atto. Oggi l’animazione è uno dei territori più liberi della messa in scena contemporanea. È il luogo dove convivono ricerca grafica, autobiografia, politica, satira, musical, fantascienza, persino il documentario. Non è più soltanto il linguaggio dell’infanzia o dell’intrattenimento family.
E poi c’è il dato qualitativo: molti dei progetti passati sulla Croisette quest’anno sono semplicemente eccellenti. Film formalmente ambiziosi, molto diversi tra loro, ma accomunati da una forte identità visiva e autoriale. Cannes 2026 sembra quindi certificare qualcosa che nel mondo dell’animazione si percepiva da tempo: il cinema animato non è più una periferia del cinema contemporaneo. In molti casi, ormai, ne è il laboratorio più avanzato.