Fuori concorso

After the Hunt di Luca Guadagnino

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Vale la pena ricordarlo: l’università come istituzione deve la sua stessa esistenza a una condizione di disuguaglianza. Quella tra chi le cose le sa, e per questo le insegna (cattedra), e chi non le sa, e aspira a saperle (sedie, banchi, panche, ecc..). La trasmissione del sapere non può prescindere da questa disparità iniziale, a partire dalla quale se ne generano poi molte altre, non altrettanto necessarie, anzi spesso deleterie per il benessere dell’istituzione e lesive della sua credibilità complessiva. È a queste ultime che si è, prima negli Stati Uniti e in seguito un po’ dappertutto, dedicata una particolare attenzione: nel tentativo di salvaguardare la disuguaglianza “madre”, ogni altra condizione di disparità e/o subalternità viene, nell’istituzione, fieramente combattuta, sul piano sociale e persino spaziale (niente cattedre e banchi, tutti seduti sullo stesso piano, come in una seduta spiritica o un’ assemblea condominiale…).

Ed è esattamente così che insegnano i due protagonisti di After the Hunt di Luca Guadagnino, Alma (Julia Roberts) e Hank (Andrew Garfield), fascinosi professori di filosofia nella prestigiosa università di Yale, inevitabilmente circondati da una cerchia di giovani allievi tutt’altro che indifferenti al loro carisma. I due sono alla ricerca del finanziamento di una cattedra permanente nella loro disciplina, che potrebbe arrivare come no, il che li rende irriverenti e insofferenti verso il sistema quel tanto che basta per risultare, agli occhi degli allievi, ancora più irresistibili. I problemi arrivano quando una studentessa afroamericana (Ayo Edebiri), figlia di una facoltosa famiglia che sovvenziona la stessa facoltà, denuncia di essere stata molestata da Hank, ovvero fatta oggetto di pesanti avances sessuali. Questo riposiziona completamente i personaggi nelle loro relazioni reciproche, poiché ognuno deve a questo punto provare a sintonizzare le ambizioni personali sulla lunghezza d’onda della propria etica, pubblica e privata.

Quello di Guadagnino è, sotto questo profilo, un splendido film brechtiano, dove ciascun personaggio deve far fronte a scelte difficili e ponderate, che possono andare in direzioni opposte e comportare diverse conseguenze per coloro che gli/le stanno attorno.

La ragazza afroamericana viene ritratta come una figura di luciferino e lucido opportunismo, che s'infila con disinvoltura fra le pieghe della scorrettezza politica per trarne tutti i vantaggi possibili. D’altro canto il professor Hank, narciso e vizioso sin dalla prima sequenza, può avere benissimo fatto quello di cui è accusato.

Il film non scioglie l’ambiguità, semmai la amplifica, perché quello che interessa a Guadagnino e alla sceneggiatrice Nora Garrett non è il gesto in sé, ma le sue conseguenze: a partire dalla complessità della situazione che ne deriva e dall’impotenza dei personaggi ad orientarsi in chiave morale dentro un mondo dominato segnato dall’ambizione, dall’opportunismo e dalle mezze verità.

Ambizione e opportunismo che peraltro nelle vite universitarie hanno sempre avuto il loro peso, ma a cui la nozione di correttezza politica ha oggi purtroppo dato un galateo, una retorica, una modalità di contraffazione. Nata per ridurre o annullare la disuguaglianza, l’ha in realtà spostata su un altro piano, quello della capacità di sapersi (rap)presentare in modo conveniente e politicamente redditizio.

Prigionieri di un ambiente dove la carriera va in direzioni differenti a quelle della propria integrità, morale e psicologica, i personaggi – ed è questo, almeno per chi scrive, l’aspetto più tragico del film – non trovano alcun sostegno nella filosofia di cui discutono in aula. Da Aristotele a Foucault, i giganti del pensiero occidentale fanno da materia prima a discussioni accademiche di struggente astrattezza; poiché, appena usciti dalle aule, per studenti e professori la filosofia risulta clamorosamente improduttiva, essendo incapace di fare da bussola morale in un mondo complesso, che richiede di sacrificare la coerenza in nome di una flessibilità capace di adeguarsi al pret-à-porter ideologico della nostra epoca.