Dalle Dolomiti alla laguna di Venezia alla ricerca del canto delle Anguane, creature leggendarie che abitano i paesaggi veneti tra Piave, Adige, Sile e Brenta, antiche custodi di segreti e saperi che l'uomo di oggi non ascolta più: la loro voce emerge dal gorgoglio di una sorgente, scorre lungo i torrenti, riecheggia tra grotte, caverne, boschi e laghi, scivolando poi lungo i fiumi che puntano al mare. Una voce seducente per il regista veneziano Giovanni Pellegrini, deciso a ritrovare questi misteriosi spiriti della natura in un paesaggio ormai trasformato, segnato da ferite profonde di cui l'acqua ne porta i segni più evidenti.
Nasce da questa frattura tra uomo e ambiente Anguane, le voci dell'acqua, il suo nuovo documentario presentato in anteprima a Cinemambiente di Torino e premiato al Lessinia Film Festival e all'Euganea Film Festival: un viaggio poetico, geografico e al tempo stesso interiore sulle tracce di queste creature magiche diventate metafora del nostro (cattivo) rapporto con la natura, mai come ora fondato sullo sfruttamento delle risorse. Pellegrini si affida alla bellezza delle immagini, a sorprendenti soluzioni visive e ai corpi in ascolto dell'attrice e cantautrice Maria Roveran e del compositore Joe Schievano, autore della colonna sonora, per avvicinarsi a un mondo che pare sospeso nel tempo, dove il mito si trasforma in materia viva capace di parlare al presente. E dove il suono dell'acqua diventa creazione musicale in grado di parlare «a chi è disposto ad ascoltare».

L'acqua ha sempre fatto parte del suo orizzonte visivo ed emotivo, e il suo cinema ne riflette la bellezza, la complessità e l'innata vulnerabilità - come in Lagunaria (2022) e La città delle sirene (2019) -, tanto più in una città come Venezia minacciata da acqua alta, overtourism, inquinamento e cambiamenti climatici. Con Anguane, le voci dell'acqua Pellegrini conclude un'ideale trilogia capace di offrire «una prospettiva inaspettata sulla realtà che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, ma che fatichiamo a vedere - aggiunge il regista 45enne, fondatore, con Chiara Andric e Andrea Mura, della casa di produzione veneziana Ginko Film - Viviamo in un'epoca in cui l'acqua, risorsa vitale che per troppo tempo abbiamo dato per scontata, è al centro di una crisi globale. I ghiacciai si sciolgono, le falde si abbassano e fenomeni meteorologici sempre più estremi mettono in difficoltà territori sempre più vasti. Volevo affrontare questi temi attraverso storie, suoni e immagini in grado di ristabilire una connessione emotiva con il mondo naturale».

Pellegrini si muove così lungo un fiume immaginario che scorre dalle Dolomiti alle dighe mobili del Mose in un percorso che parte dal ghiacciaio del monte Antelao e dai laghetti delle Tose, vicino a Calalzo, per inabissarsi nelle profondità della terra, nella cavità del Buso della Rana, e giungere al Piave, il fiume più ingegnerizzato d'Italia, infilandosi persino nella centrale idroelettrica di Soverzene, gigante ipogeo scavato nella roccia, dove Schievano e Roveran si mettono in ascolto dell'acqua "imprigionata". E mentre il documentario scorre verso la pianura raggiungendo la fascia di risorgive, dove le acque riaffiorano in superficie, Pellegrini si imbatte nell'attualità più stringente: l'inquinamento da Pfas che interessa la seconda falda acquifera più grande d'Europa, quella tra Vicenza, Padova e Verona, una minaccia per la salute di oltre 300mila persone. E poi il consumo di suolo, con il Veneto in pole position nel mondo (ogni giorno tre campi da calcio vengono ricoperti da cemento e asfalto secondo il rapporto Ispra/Snpa 2024). Incontrando biologi, speleologi e attivisti impegnati nello studio e nella difesa degli ecosistemi acquatici, Pellegrini documenta così la fragilità di un territorio sempre più in pericolo: «I luoghi del film sono narrati in modo anonimo perché vorrei che questo racconto parlasse a tutti. Cerco di far passare, a modo mio, certe visioni che si stanno affacciando nel dibattito delle scienze umane, ossia i diritti della natura: noi ne facciamo parte, ne siamo ospiti, è nel nostro interesse prenderci cura dell'ambiente». Le leggende delle Anguane ci mettono in guardia: «Ognuno dovrebbe diventare custode dei luoghi, proprio come le Anguane, e contribuire a invertire processi che oggi appaiono inevitabili».
Invitiamo i lettori a leggere l'intervista a Maria Roveran nella nostra sezione “Interviste”.
Locandina: Anguane, le voci dell'acqua (2026) © 2026 Ginko Film All Rights Reserved
La ricerca delle figure mitologiche delle «anguane» ci porta a definire il nostro ruolo nel rispetto dell'ambiente.
Locandina: Anguane, le voci dell'acqua (2026) © 2026 Ginko Film All Rights Reserved