Una donna di schiena, tra la folla, apre il film, lo sguardo della regista la segue mentre cammina lenta in strada. Un altro sguardo altrettanto evocativo segna il primo segmento di 1982: la protagonista e la madre, di fronte a una finestra, guardano insieme oltre i confini dell’inquadratura, con lo stesso movimento eseguito all’unisono.
L’opera della regista vietnamita Nguyen Hoang Diep – presentata nella sezione Vision Asia del festival, a più di dieci anni dal debutto con il film Flapping in the Middle of Nowhere (2014) - ruota attorno alla protagonista, Yen, una donna adulta che lotta per affermarsi come regista e allo stesso tempo deve confrontarsi con i molteplici problemi di figlia/sorella/madre in una famiglia come tante. Una madre affetta da demenza, con la quale i conflitti e l’incomunicabilità si acuiscono con il passare del tempo e il progressivo sgretolarsi delle certezze dell’anziana; un ex compagno con cui ogni possibilità di dialogo sembra ormai esaurita; un figlio etichettato a scuola come problematico; una sorella sommersa dai debiti e un fratello ancora indeciso se sposarsi o meno.

La regista segue Yen con uno sguardo documentaristico che si fa via via sempre più ravvicinato. Lei si dibatte tra mancanze da colmare, soprattutto economiche, come emerge dal refrain costante nelle conversazioni familiari, ma anche il vuoto per la morte del padre, scomparso solo un anno prima, e che comunque aveva abbandonati per una relazione extraconiugale, non è ancora stato superato.
Quando improvvisamente la madre si allontana - non è chiaro se per le liti con i familiari o a causa della propria malattia - Yen e i fratelli ne denunciano la scomparsa e ognuno di loro condivide le proprie memorie aprendo un sipario metafilmico nel quale i ricordi sono rivissuti con sguardi che oltrepassano lo schermo e arrivano direttamente allo spettatore. In quel momento il vuoto aumenta, si fa spazio nel quale Yen sembra andare alla ricerca, oltre che dell’anziana, anche di se stessa e del proprio ruolo in una famiglia che la soffoca e in una società non certo favorevole. Perché Yen è una donna, una figlia, una madre, ma è anche e innanzitutto una regista che si dibatte in un contesto difficile per portare a compimento la propria opera. Il cinema è il suo mondo desiderato e la sua passione, che Nguyen Hoang Diep consacra in apertura con una danza piena di sensualità della donna davanti a un proiettore acceso, che ne illumina parti del corpo creando al tempo stesso ampie zone d’ombra. Il racconto metafilmico è una accorata dichiarazione d’amore per il cinema, che la regista di 1982 celebra infine con il brindisi che la sua protagonista, lo sguardo diretto in macchina, dedica alla settima arte: “Addio cinema! Viva il cinema!”