Storia di donne, di creatività e relazioni interpersonali, il film Satoko Always di Okita Shūichi, in concorso al Festival di Busan 2026, è un delicato affresco umano in quel tono dolceamaro che contraddistingue lo stile del regista fin dagli inizi della carriera.
Il film segue la storia di tre donne dallo stesso nome: una quindicenne alle prese con le emozioni del primo amore, una donna di trentacinque anni che lavora come pubblicista e ha una relazione complicata con un uomo sposato e infine una casalinga cinquantenne che trascorre le sue giornate a prendersi cura del marito e di tre figli maschi ormai adulti. Tre vicende umane in altrettante – distanti - fasi della vita, ma unite da un filo comune: l’afflato creativo che spinge le persone ad esternare le proprie fantasie o, ancora meglio, la propria storia trasformandole in parole scritte, da condividere o semplicemente da rileggere per passare oltre.
I film di Okita Shūichi – Satoko Always lo conferma - sono una carrellata di personaggi fuori dagli schemi, che interagiscono goffamente con il mondo che li circonda, impacciati e surreali, ma allo stesso tempo coraggiosi, come in The Woodsman and the Rain (2012) in cui un sempre convincente Yakusho Kōji è un boscaiolo coinvolto suo malgrado nelle riprese di un film horror, o A Story of Yonosuke (2013), ritratto di un ragazzo arrivato dalla provincia che proprio grazie al proprio entusiasmo ingenuo finirà per lasciare il segno in tutti coloro che lo incontreranno, o ancora, Mori – The Artist’s Habitat (2018), storia di un pittore anziano che vive per scelta relegato nella propria casa il cui giardino diventa il luogo di osservazione, e di riflessione, privilegiato.
Il tono è quello lieve e ironico della commedia, nel quale i drammi della vita stemperano la propria forza dirompente. Anche in Satoko Always si ride e allo stesso tempo si riflette sulle relazioni umane: la creatività della giovanissima Satoko (interpretata da una convincente Himeno Kashun) sarà stimolata proprio dalla dinamica relazionale con la figura della professoressa, una donna all’apparenza scostante, ma che intuisce il talento della ragazza. In una sequenza perfettamente costruita, all’interno dello studio della docente, il gioco degli sguardi e quindi l’avvicinamento delle sedie con una ripresa che inquadra le due figure nello spazio della porta, consacrano in pochi movimenti l’affinità riconosciuta.
La scrittura che trasforma fantasie in segni tangibili su un foglio o su uno schermo diventa poi una rete che attrae e unisce le esperienze pur distanti nel tempo e si fa traccia della storia di ognuna e allo stesso tempo di tutte: le tre Satoko da un certo momento in poi sembrano la conferma di un unico ritratto al femminile. Oltre alle interconnessioni tra le protagoniste, Okita cesella il proprio dipinto con momenti dal sapore onirico come il fumo immaginario che esce dalla finestra e che evoca la professoressa assente, così determinante per la crescita della studentessa Satoko. Storia di donne così come già i precedenti Ecotherapy Getaway Holiday (2014) e Ora Ora be Goin’ Alone (2020), Satoko Always conferma il talento di un regista che combina al meglio il tono leggero con riflessioni profonde.