Diary of a Mad Old Man di Wayne Wang

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Diary of a Mad Old Man è l’ultimo film di Wayne Wang, regista, sceneggiatore e produttore nato a Hong Kong trasferitosi giovanissimo negli Stati Uniti. Esordisce nel 1975 con A Man, a Woman and a Killer, inizio di una lunga carriera che lo porterà a Hollywood: dopo aver diretto Il circolo della fortuna e della felicità (1993) sarà la volta di Smoke (1995), Orso d’Argento al festival di Berlino dello stesso anno, e poi di molti altri. 

Il film, presentato al festival di Toronto quest’anno e quindi inserito nella sezione 

 “A Window on Asian Cinema” del festival di Busan, è l’adattamento dell’ultimo romanzo di Tanizaki Jun’ichirō del 1961, già trasposto per il cinema due volte: nel 1962 da Kimura Keigo con la splendida Wakao Ayako, una delle attrici simbolo del cinema giapponese, nel ruolo della nuora del protagonista; e il secondo nel 1987, per la regia di Lili Rademakers.

La storia ha come protagonista un uomo anziano benestante, Utsugi, che a causa di un ictus si ritrova con la parte sinistra del corpo paralizzata. L’uomo non ha un buon rapporto con il figlio Jokichi, viene accudito dalla sorella e soprattutto dalla nuora cinese, Susu, una donna molto attraente con un passato poco chiaro. 

Wayne Wang rende il romanzo di Tanizaki un dramma familiare in interno dalle atmosfere claustrofobiche, nel quale le relazioni sempre più disfunzionali si compongono con una riflessione sull’invecchiamento e sull’erotismo. Il racconto si regge sulle perversioni che animano il protagonista nei confronti della nuora molto più giovane di lui e sulle manipolazioni seduttive di quest’ultima nei suoi confronti. 

Il film si avvale di un cast di eccezione. Nel ruolo di Utsugi un Lily Franky in stato di grazia: attore, illustratore, scrittore, volto molto noto del cinema nipponico, interprete di decine di film tra i quali, per citarne solo alcuni, Father and Son (2013), Little Sister (2015) e Un affare di famiglia (2018) di Koreeda Hirokazu, Fires on the Plain (2015) e il recentissimo Mr. Nelson, Did You Kill People? (2026) Di Tsukamoto Shin’ya. Nel film di Wayne Wang mentre il corpo si contorce nel tentativo di recuperare l’elasticità perduta anche il viso si contrae in preda all’ansia crescente che il desiderio di un contatto con la donna determina. Utsugi è sempre più coinvolto nel gioco di potere e desiderio e gli sguardi, i gesti, la postura tradiscono la crescente ossessione, che si nutre di ogni piccolo segno che lui interpreta come invito.  Lo spazio della casa è il teatro dei corpi, quello menomato di Utsugi affiancato alle forme scultoree della nuora.

Il figlio Jokichi ha il volto perfetto di un altro degli attori più noti del panorama cinematografico giapponese: Saito Takumi, che di recente ha dimostrato il proprio talento in ruoli complessi e anomali, come nella serie Criminal diretta da Matsunaga Daishi, nella quale, completamente trasformato (e “imbruttito”), interpreta un giornalista fuori dagli schemi.

Menzione speciale per la straordinaria attrice, cantante, produttrice Fan Bingbing. Sulla scena fin dagli anni Novanta, esordisce infatti in una serie televisiva nel 1998, di recente si è cimentata con il ruolo impegnativo di una madre indigente in Mother Bhumi (2025) di Chong Keat Aun. In Diary of a Mad Old Man si cala nei panni di una perfetta femme fatale, ambigua e misteriosa al tempo stesso. Susu scolpisce lo spazio e lo trasforma con sguardi e gesti in un’arena nella quale intuizioni e desideri si incontrano e scontrano, e dove la donna fatale stordisce la propria preda fino ad annientarla. I momenti di erotismo meno conclamato sono forse quelli che più colpiscono: la prova di un kimono color ocra che aderisce alla sua figura, nel gioco degli sguardi e dei riflessi sulla parete riflettente di uno specchio evocano una scena analoga del film Manji (1964) di Masumura Yasuzō nella quale Wakao Ayako si esibiva in un gioco di seduzione irresistibile nei confronti dell’amica. A Fan Bingbing, alla sua altrettanto irresistibile danza a piedi nudi, Wayne Wang affida il finale del proprio film.