Between Two Lovers di Hirose Nanako

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In concorso al Busan film festival il nuovo film di Hirose Nanako, dopo His Lost Name (2018) e il documentario Book-Paper-Scissors (2019).

Uta è un’autrice di libri illustrati per bambini, sposata con Morio ma allo stesso tempo con una stabile relazione extraconiugale con la propria editrice, Junna. La doppia vita che conduce sembra perfettamente compatibile con le sue esigenze fino a quando deve confrontarsi con la necessità di entrambi i partners di costruirsi una famiglia con un figlio. La sua risposta al quesito è semplice e al tempo stesso molto complicata da attuare: vivere tutti e tre insieme senza rinunciare ai legami che sono creati tra loro.

Al centro del film la riconsiderazione dei confini nelle relazioni e una nuova idea di famiglia contemporanea, oltre gli schemi convenzionali, basata su legami profondi. Un tema che il cinema non solo giapponese considera da tempo – i film di Koreeda Hirokazu in primo luogo – in questo caso con un approccio LGBTQ+.  La regista affronta il tema con un intreccio di personaggi che nel corso della storia superano la propria posizione iniziale ed evolvono fino a trovare nel nuovo assetto relazionale una possibile opzione in accordo alle proprie esigenze emotive e sentimentali. 

La regista non media circa i lati oscuri della propria protagonista: Uta appare fin da subito una donna libera nelle proprie determinazioni, ma anche insensibile circa le conseguenze che il proprio comportamento può determinare. Il suo è un approccio alla vita infantile e giocoso, senza una reale prospettiva per il futuro: in una delle sequenze di apertura la donna è in auto con il marito e mentre lui cerca di avere una conversazione, lei è visibilmente distratta, la musica sempre più alta copre man mano le parole di Morio che si perdono nel nulla mentre la macchina da presa coglie la moglie con il viso rivolto all’esterno del finestrino, a godersi l’aria e il sole. Poco oltre, subito dopo aver rivelato tranquillamente al marito della propria relazione con Junna, alla domanda di lui: “Ma allora perché mi hai sposato?”, risponde altrettanto tranquillamente: “È successo”. Nagasawa Masami dà vita a un personaggio in bilico tra slanci di ingenuo entusiasmo e la determinazione necessaria a ipotizzare in prospettiva una forma familiare nuova e innovativa. 

Lei che trascorre le proprie giornate a disegnare buffi personaggi per bambini – che poi non sono altro che un riflesso delle proprie vicende personali – e che si entusiasma di fronte a un gelato mentre marito e amante discutono delle clausole da inserire nell’accordo che dovrebbe regolare i loro rapporti dopo la nascita del figlio, è poi la stessa donna che, nell’evoluzione delle dinamiche interne al gruppo avrà la visione di ciò che potrebbe essere il loro futuro e riuscirà in un qualche modo a trascinare il resto del “gruppo”.

Un segmento importante del film è strettamente connesso all’essere genitori, alla necessità crescente per Morio e Jenna di far parte di una famiglia con un figlio. La situazione ovviamente a quel punto si complica anche se, ed è l’aspetto che più emerge nel corso del racconto, i legami in definitiva resistono nonostante le diverse aspettative e le conseguenti frustrazioni. 

Hirose Nanako compone con uno stile fluido un trittico di esseri umani alle prese con nuove esigenze relazionali: magari non sempre convincente, ma di sicuro godibile.