Art di Michele Riondino e la crisi del maschio contemporaneo

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«Il mio amico Serge ha comprato un quadro. È una tela di circa un metro e sessanta per un metro e venti, dipinta di bianco. Il fondo è bianco, e strizzando gli occhi si possono intravedere delle sottili filettature diagonali, bianche.»

 

Inizia così Art di Yasmina Reza. Andato in scena per la prima volta nel 1994 alla Comédie des Champs Élysées con Fabrice Luchini, Pierre Arditi e Pierre Vaneck e la regia di Patrice Kerbrat, ha ricevuto fin da subito unaccoglienza trionfale tanto che è stato tradotto in una trentina di lingue e recitato in più di cinquanta Paesi ottenendo prestigiosi premi non solo in Francia (due Molière) ma anche allestero (tra cui il Laurence Olivier per la miglior commedia e il Tony Award al miglior spettacolo nel 1998).

È questo il testo che ha scelto Michele Riondino per la sua nuova regia teatrale. «L’autrice - dichiara il regista - scrive un testo mettendo in scena tre differenti tipologie di maschio e di maschile,  e documentando la loro crisi di potere come se fosse una guerra di sopraffazione della gerarchia dellamicizia, delluno sullaltro […] Il quadro e il concetto stesso di arte contemporanea diventano così una bellissima metafora attraverso la quale tre punti di vista si confrontano e si scontrano. In effetti qui c’è un bullo, un bullizzato e un agnostico, o forse soltanto un indifferente». La storia è presto detta: l’amicizia di lunga data di tre uomini viene messa a dura prova dopo che uno di loro compra per 200.000 euro un quadro monocromo bianco. L’ingegnere Marc (lo stesso Riondino), il dermatologo Serge (Michele Sinisi) e il commesso di cartoleria Yvan (Daniele Parisi) mettono in scena un vero e proprio gioco al massacro tirando fuori il peggio di sé. Come in Il dio del massacro (2007) adattato per il cinema dalla stessa Reza con Roman Polanski che lo ha diretto nel 2011 con il titolo Carnage in cui due coppie newyorkesi si incontrano per chiarire un dissidio tra i figlioletti passando dai convenevoli iniziali all’odio più viscerale, il meccanismo è perfetto con battute taglienti, un ritmo serratissimo e un’ottima interazione tra gli attori. Riondino ha detto di essere «partito dal confronto di questi tre amici come se fosse un concerto a tre voci, tre strumenti che suonano individualmente una marcia che assume poi mano a mano un ritmo sempre più sincopato».

Dialoghi e monologhi si alternano: se i primi servono a conoscere meglio i tre personaggi, il loro status e le loro relazioni, i secondi esprimono una tensione vieppiù crescente. Si ride nel corso della rappresentazione nel vedere le dinamiche che appartengono a ognuno di noi, ma si sente che il dramma è sul punto di esplodere a ogni momento. Riondino opta per l’unità di spazio, mantenendo un unico ambiente elegante ed essenziale (le scenografie sono di Vito G. Zito), in cui i personaggi entrano da varie parti ed esplicitando per ognuno di essi il legame con l’arte: oltre all’Antrios bianco di Serge, Marc mostra lo pseudo-fiammingo che possiede («una veduta di Carcassonne») e Yvan quella che gli altri due non esitano a definire «una crosta» (senza considerarne il valore affettivo: è stata dipinta da suo padre). Una dinamica di potere che si trasforma con il procedere dell’azione anche in scontro di classe (e i costumi di Silvia Segoloni vanno in tal senso: l’elegante Marc, il dandy Serge e il proletario Yvan).

Se la discussione sull’arte contemporanea finisce per essere un pretesto per tirar fuori il non detto di anni, la sopraffazione intellettuale e morale è il vero centro nevralgico dell’opera. Una questione anche politica, soprattutto di questi tempi.

Foto di Maurizio Greco

visto a Cuneo, Teatro Toselli il 3 febbraio 2026

Prossime date:

Napoli, Teatro Nuovo 12-15/2/202

Poggibonsi, Teatro Politeama 17/2/2026

Roma, Ambra Jovinelli 18/2-1/3/2026

Pavullo nel Frignano, Cinema Teatro Walter Mac Mazzieri 3/3/2026

Arezzo, Teatro Petrarca 4-5/3/2026

Cascina, La città del teatro 6-7/3/2026

Santa Croce sullArno, Teatro Verdi 8/3/2026