Da quando “progettare” abiti è diventata un'arte? Ah, saperlo con precisione (però se cercate a Parigi non sbagliate)! Di certo il cinema ha equiparato sarti prestigiosi e stilisti (quasi) subito agli artisti, talentuosi persino nelle mattane. Mentre scriviamo sono ancora in circuito titoli sull'argomento come L'erede di Xavier Legrand o il documentario Il genio di Gianni Versace di Salvatore Zannino e Scott Cardinal; noi invece stiamo qui decisamente sulla fiction, anche quando si tratta di biografie di celebri stilisti.
IL FILO NASCOSTO (USA/G.B., 2017) di Paul Thomas Anderson
Il maniacale Reynolds Woodcock è talmente concentrato a vestire l'aristocrazia britannica del dopoguerra con mise lussureggianti da snobbare tutto e tutti. Ce la farà a resistere alla bella cameriera campagnola Alma? Una relazione improvvisa e travolgente che si tinge di tinte patologiche e noir, dato il carattere solo apparentemente accomodante della fanciulla. Daniel Day Lewis al suo ultimo film (dice lui), affiancato da un'ottima Vicky Krieps. Un P.T. Anderson al meglio e hitchockiano: 6 candidature agli Oscar ma una sola statuetta aggiudicata, ai costumi di Mark Bridges (beh, almeno quella!).
THE DRESSMAKER (Australia, 2015) di Joselyn Moorhouse
Anno 1951, 25 anni dopo la fuga dal paesino australiano, accusata ingiustamente di omicidio, Myrtle Dunnage (una splendida Kate Winslet) vi torna decisa a vendicarsi. Ma come? Ora è una sarta bravissima e creativa, che ci farà lì tra le sabbie e la cafoneria cattiva di tanti del posto? La regista, lavorando su un libro di Rosalie Ham, lo ha definito “Gli spietati di Clint Eastwood con una macchina da cucire”. Più argutamente non si potrebbe dire anche se, pian piano, tenerezza ed erotismo fanno capolino. Enorme successo in patria, presto debordato internazionalmente. Con Judy Davis splendida madre malata.
GLI INCREDIBILI (USA, 2004) di Brad Bird
Siamo nel 1962 e i Parr sarebbero la tipica famiglia yankee made in Usa, se non fossero dei super-eroi ora in disarmo ma sempre pronti a tornare in servizio. Cartoon comico con tanta azione, tra i suoi carachter vanta un “tipo” formidabile: Edna Mode, la stilista che creò un tempo le loro tute e che le riammodernerà radicalmente. Una nanetta simpaticissima (un mix di Edith Head, Anna Wintour, Coco Chanel e Lotte Lenya ) che caricaturizza con spiritosa bonomia il mondo dell'haute couture. In originale è doppiata dalla stesso regista, da noi, saporitamente, da Amanda Lear. 2 Oscar vinti, più vari corti e un sequel nel 2018.
LA DONNA DEL DESTINO (USA, 1957) di Vincente Minnelli
Tra lo scapolone Gregory Peck, reporter sportivo d'assalto e la disegnatrice di moda molto chic (oggi diremmo fashion designer) Lauren Bacall scatta il più imprevedibile dei colpi di fulmine. Si sposano ma subito dopo le differenze, di carattere e stili di vita, vengono al pettine. Lui si annoia a teatro e alle sfilate, in compenso si scontra con un manager delinquente. Ci vorrà una bella rissa per ristabilire rispetto, amore e armonia. Una coloratissima produzione MGM con Peck in quei ruoli che stavano a pennello sugli stazzonati Tracy o Matthau. Oscar per la miglior sceneggiatura originale a George Wells.
PRÊT-À-PORTER (USA, 1994) di Robert Altman
Ci fu chi definì commediola questo affresco a tante stelle orchestrato dal maestro del cinema corale. Passò assai sottostimato, considerato poco graffiante e criticato, comunque sostanzialmente innocuo e poco divertente, benché alla berlina fosse messa la vacuità di gran parte di quel mondo di sarti, indossatori/trici, giornalisti e fotografi. Tra i coinvolti Mastroianni, Loren, Kim Basinger, Anouk Aimée, Julia Roberts, Lauren Bacall, per citarne solo alcuni, più vip a rifare se stessi (Paolo Bulgari, Harry Belafonte, Ferré, Gaultier, Cher, ecc...). Clamorose le riprese delle sfilate. Assolutamente da recuperare!
ZOOLANDER (USA, 2001) di Ben Stiller
Una travolgente parodia dei super modelli (belli, scemi e vuoti), tipo Derek Zoolander (Stiller) e Hansel McDonald (Owen Wilson). Insieme sventeranno (molto a modo loro) il piano terrorista dello stilista ultra cool Mugatu (Will Ferrell). Solo un po' rapportabile alla tradizione del demenziale; in realtà, il trio (membro del cosiddetto “frat pack”) sfotte divertendosi assai il mondo della moda e la mafia che lo infetta. Esplosivo il successo in patria, lenta la scalata invece in Italia. Del 2016 un sequel annunciato nel 2010 da Stiller e Wilson mentre sfilavano per Valentino, girato anche a Roma, meno divertente.
COCO AVANT CHANEL (Francia, 2009) di Anne Fontane
Come in un feuilleton, si parte dal 1893, con le piccole Gabrielle e Adrienne Chanel abbandonate in orfanotrofio. La gavetta in un cabaret le lancia come amanti di due aristocratici e Gabrielle, diventata Coco, protetta dal ricco Balsan si trasforma: ha l'idea di pantoloni da cavallerizza per donne e reinventa cappelli e gonne per un'attrice. Gli imperi nascono così, tra impegno e dolori (“La forza si ottiene con i fallimenti, non con i propri successi”). Nei panni della “sarta” rivoluzionaria e femminista ante-litteram, l'ex Amélie Audrey Tautou. Tante candidature (compreso l'Oscar) ma successo solo di stima, e ottimo botteghino
SAINT LAURENT (Francia, 2014) di Bertrand Bonello
Tanta bella gioventù transalpina (il protagonista Gaspard Ulliel, Jérémie Renier, Louis Garrel, Lea Seydoux), più Helmut Berger nei panni del “grande sarto” da vegliardo, con super contorni (Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca, Dominique Sanda). La storia del pupillo di Dior che poi brillò di luce propria. Soprattutto concentrato tra il 1967 e il 1976, un biopic assai apprezzato e che i fans del prediletto Bonello (La Bête, 2023) considerano migliore della bio “rivale” di Jalil Lespert (Yves Saint Laurent, 2014). 9 candidature ai César e un solo premio, ai costumi di Anais Romand.
ALTA MODA (Francia, 2021) di Sylvie Ohayon
È un po' la storia del Pigmalione (quello di G.B. Shaw che ha ispirato My Fair Lady) ritagliata nel mondo della moda, con l'assenso più partecipazione della maison Dior (infatti è il pretesto per mostrare il lato nascosto della prestigiosa ditta). La responsabile della sartoria, Esther, prima del pensionamento, decide di insegnare alla scippatrice della sua borsetta i segreti del mestiere. Amicizia e collaborazione tra Natalye Baye e la emergente Lyna Khoudri. Al film ha fattivamente partecipato Justine Vivien, costumista in forza all'archivio Dior Héritage.
LA CARICA DEI 101 – QUESTA VOLTA LA MAGIA È VERA (USA, 1996) di Stephen Herek
Da uno dei più deliziosi cartoon della Disney (anno 1961, regia del trio Reitherman, Luske e Geronimi), una versione live aggiornata e che sfigura solo un poco al confronto. La perfida Crudelia De Mon qui non è soltanto miliardaria ed eccentrica, ma è la proprietaria della casa di alta moda in cui lavora la tenera Anita. Lei sbava per le pellicce e quando vede i 15 cuccioli razza dalmata di Rudy e di Anita, la sua bramosia sconfina nel crimine. Un villain doc cui la grande Glenn Close regala surplus di cattiverie. All'inizio recalcitrante, la star ottenne poi varie candidature, tra cui quella ai Golden Globe.