È il 2014 quando Annie Ernaux - premio Nobel per la letteratura otto anni più tardi - pubblica Guarda le luci amore mio (L’Orma editore, 2022). Il lavoro le è stato commissionato dalla casa editrice Éditions du Seuil per la collana “Raconter sa vie”. E per un anno (dall’8 novembre 2012 al 22 ottobre 2013, la scrittrice tiene un diario delle sue visite all’ipermercato Auchan di Cergy, nel centro commerciale Les Trois Fontaines, uno dei più grandi in regione parigina.
«Vedere per scrivere, è vedere altrimenti. È distinguere oggetti, individui, meccanismi e conferire loro valore d’esistenza», scrive. Non c’è giudizio, solo osservazione diretta che si fa analisi sociologica talvolta impietosa. Grazie a lei ogni persona acquista dignità letteraria, l’osservazione trasforma uno spazio familiare in un vero e proprio spettacolo.

Bene ha quindi fatto Michela Cescon a decidere di portare in scena questo scritto. Con l’aiuto di Lorenzo Flabbi, traduttore italiano della Ernaux, si è occupata della riduzione drammaturgica, e ha scelto, con una bella intuizione, due attrici - Silvia Gallerano e Valeria Solarino - per dare voce alla scrittrice. Le due sono vestite uguali, pantaloni e giacca blu con collo alla coreana, due “operaie della memoria” le definisce la Cescon, e interpretano il fuori e il dentro: l’Annie all’interno dell’ipermercato e l’Annie alla scrivania intenta a scrivere il suo diario.
Si comincia con il cinguettio degli uccelli, come se all’esterno fossimo in un mondo idilliaco che viene abbandonato quando si entra nel non luogo per eccellenza. Cescon opta per uno spazio diviso nettamente a metà: lo schermo è quello delle luci dell’ipermercato, mentre il telo nero fa da sfondo allo studio di casa, con gli arredi portati in scena dalle due interpreti.
Le prime corsie sono quelle dei giocattoli, rigorosamente divisi tra bambini e bambine: armi, supereroi, macchine, sacchi da boxe, per i primi «tutto in rosso fuoco, verde, giallo, colori accesi», mentre per le seconde bambole, peluche, cucine, trucchi: «tutto è identico ai prodotti offerti alla mamma, soltanto in versione mini». E poi il reparto dei libri, con l’ordine dettato dalla classifica dei 10 più venduti, i prodotti per animali, il discount… Il fuori entra di prepotenza con la notizia dell’incendio nella fabbrica Tazreen, in Bangladesh, che produce capi di abbigliamento che si trovano anche da Auchan (avvenuta il 28 novembre costò la vita a 112 persone) o ancora con il crollo di un palazzo di otto piani vicino a Dacca, sempre in Bangladesh, che ospitava diverse manifatture tessili al soldo dei grandi marchi occidentali. Emerge con forza anche il discorso di classe visto che i sacchetti del discount possono essere controllati («L’avvertimento è riservato alla popolazione considerata più pericolosa, dal momento che non compare sopra le bilance del reparto frutta e verdura nella parte “normale” del supermercato», dice Ernaux e le fa eco Cescon). La conclusione è amara: il ruolo che la grande distribuzione esercita è di indurre «le persone a basso reddito a adattarsi alla propria condizione, nel perpetuare la rassegnazione sociale», ma Ernaux ammette di subirne l’attrattiva e chiude pensando che forse da adulti «i bambini di oggi ricorderanno “con nostalgia la spesa del sabato all’Hyper U». La Cescon opta per un finale diverso, comunque fedele al testo di partenza: riprende infatti una scena del 18 dicembre in cui una mamma invita la figlioletta nel passeggino a guardare le luci di Natale dell’ipermercato, come in un ideale passaggio di testimone di un luogo di cui non si può fare a meno.

Cescon compie un lavoro filologico rimanendo molto fedele al testo anche nella scelta delle musiche citate nel libro a partire da Come prima di Dalida per arrivare alla poesia La grasse matinée di Jacques Prévert. Quando si parla delle corsie dei giocattoli aggiunge il brano di Giorgio Gaber Non insegnate ai bambini.
Forse avrebbe giovato una maggiore asciugatura del testo per evitare un certo meccanicismo che inevitabilmente si instaura tra il dentro e il fuori. Ma è sempre difficile scegliere quando le parole sono quelle di Annie Ernaux.
Foto di Tommaso Le Pera
visto a Cuneo, Teatro Toselli il 27 febbraio 2026
Prossime date:
Riccione, Palazzo del Turismo 13/3/2026
Trieste, Teatro Rossetti 17-18/3/2026
Milano, Teatro Carcano 19-22 /3/20266
Bassano del Grappa, Teatro Remondini 24-25/3/2026
Abano Terme, Cinema Teatro Marconi 26/3/2026
Cecina, Teatro De Filippo 28/3/2026
Gubbio, Teatro Comunale Ronconi 30 marzo