Fuori concorso

Scherzetto di Mario Martone

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Riporta la Treccani: «Scherzetto: in musica, movimento musicale breve, vivace, giocoso, leggero». 

L'ultimo lavoro di Mario Martone in fondo corrisponde benissimo alla definizione. Non così “ambizioso” come tanti suoi lavori tra cinema, teatro, televisione, videoarte, che legano personaggi, passioni a storia, società o spettacolo (si pensi allo straordinario ed emozionante Noi credevamo, ma anche a Teatro di guerra, Il giovane favolosoQui rido io),  piuttosto un divertissement a dimensione domestica di dinamiche psicologiche e un allure che rimanda a tanta novellistica quasi fantastica tra Ottocento e Novecento, tratto dal romanzo omonimo di Domenico Starnone e pubblicato da Einaudi nel 2016.

Al centro il rapporto tra Daniele Mallarico, anziano illustratore di fama e brusco carattere e il nipotino Mario di 5 anni, vivace,  sorprendente e saputello come spesso i piccoli a quella età possono essere. Appena uscito da una clinica, l'artista è chiamato a prendersi cura per pochi giorni dell'“erede” , causa una necessaria assenza dei genitori, proprio nella casa che fu il teatro della sua infanzia, dei suoi sogni e dei suoi traumi.

Praticamente i due non si conoscono affatto e il solitario  intellettuale scoprirà che non è facile occuparsi di un esserino curioso, senza freni, capace di strabiliare con osservazioni precocemente brillanti ma anche di sfiancare con la testardaggine dell'egoismo infantile. In più, in difficoltà con le tavole di un racconto di fantasmi di Henry James da illustrare («Ci vuole più ossigeno nelle tavole», gli dice cripticamente il suo editor insoddisfatto), finisce col rimanere preda della nostalgia e delle atmosfere della casa natale e degli spiriti che la sua immaginazione crea, che lo inquietano e lo turbano («I fantasmi di James mi vengono male, vengono solo i miei»), per tacere poi delle trappole casalinghe in agguato quando meno te lo aspetti. Come riuscirà a sfangarsela, tra le incertezze e le suggestioni del ritorno in un quartiere che il tempo ha trasformato quasi radicalmente e una relazione, di affetto e di conoscenza, tra “tipi” che più agli antipodi non si può?

Si pensi alla difficoltà anche professionale che una simile sfida comporta. Da una parte un attore di consumato mestiere come Toni Servillo (peraltro da sempre in sintonia con il cineasta, specie in teatro, visto che hanno fondato insieme la compagnia Teatri Uniti nel 1987), abituato a lavorare con colleghi e a calibrare le sue espressioni anche su di loro, dall'altra un bambino, Lorenzo Perrotta, che immaginiamo inevitabilmente incostante, spontaneo e imprevedibile come devono essere quelli che hanno la sua età.

Si pensi quindi alla difficoltà di calibrare il gioco della recitazione sul set, alla ricerca di una naturalezza e una fluidità espressiva e narrativa.

Ebbene, Martone è riuscito a rendere intenso e naturale il risultato, con una sceneggiatura, sua e di Ippolita Di Maio, che immaginiamo strutturata e pensata al dettaglio. A partire dalla sequenza iniziale in cui la macchina da presa sembra volare levitando attorno a quel poco signorile caseggiato in cui si “cela” l'appartamento che sarà teatro e insieme protagonista: deve essere stato uno “scherzetto” mica da ridere...