SUPER MARIO GALAXY – IL FILM, di Aaron Horvath e Michael Jelenic (2026)

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Nel panorama sempre più stratificato delle trasposizioni videoludiche, Super Mario Galaxy – Il film (da qui in avanti solo Super Mario Galaxy)si inserisce come un oggetto curioso: meno esplosivo di quanto ci si potrebbe aspettare, più interessante per ciò che suggerisce che per ciò che realmente compie. È un film divertente, certamente, ma privo di quell’entusiasmo contagioso che spesso accompagna le operazioni davvero riuscite. Eppure, proprio in questa sua apparente misura, lascia emergere una riflessione sotterranea sul rapporto tra generazioni e immaginari.

Al centro del racconto ci sono due sorelle, separate da un conflitto che è insieme narrativo ed emotivo, chiamate a un ricongiungimento che assume i contorni di una riconciliazione più ampia. Sul versante opposto, il dispositivo antagonista è costruito in modo speculare: un padre e un figlio, con quest’ultimo a incarnare una forma di radicalità ancora più estrema. Una dinamica che ribalta e amplifica il tema centrale, trasformando lo scontro in una questione ereditaria, quasi inevitabile.

È in questo gioco di specchi che il film trova il suo nucleo più interessante. Super Mario Galaxy sembra interrogarsi su cosa significhi crescere all’interno di un immaginario condiviso, quello dei videogiochi, che oggi appartiene tanto ai genitori quanto ai figli. Non c’è più una frattura netta tra chi trasmette e chi riceve: entrambi parlano la stessa lingua, riconoscono gli stessi codici, si muovono dentro un archivio comune di simboli e riferimenti. Il risultato è un racconto che lavora sulla prossimità più che sulla distanza, ma che proprio per questo deve inventarsi nuovi conflitti.

Da qui deriva anche l’insistenza su un immaginario cinematografico dichiaratamente popolare. Le suggestioni che rimandano allo Spider-Man di Sam Raimi (si veda l’omaggio proprio in chiusura) o agli immaginari ampiamente consolidati di Star Wars, Matrix o Kill Bill (bellissima la sequenza della “neo” Sposa alle prese con una sorta di cartoonesco esercito degli 88 folli) non sono semplici citazioni, ma veri e propri segnali di filiazione. Il film sembra suggerire che, se un tempo era il cinema a nutrirsi di altre forme di racconto, oggi sono i videogiochi a riconoscere nelle pellicole i propri padri putativi, modelli da cui ereditare strutture, archetipi, persino posture eroiche.

Eppure, questa consapevolezza non si traduce mai in uno slancio davvero innovativo. Tutto è calibrato, funzionale, piacevole, ma raramente sorprendente. Super Mario Galaxy procede con sicurezza, senza inciampi, ma anche senza deviazioni impreviste. È un film che sembra sapere esattamente dove vuole andare e, forse proprio per questo, evita accuratamente di perdersi.

Ancora una volta, dunque, il dato più significativo non risiede tanto nel risultato quanto nella traiettoria. Più che imporsi come esperienza memorabile, Super Mario Galaxy si offre come testo da osservare: un prodotto che riflette sul proprio posto dentro una genealogia culturale condivisa, ma che fatica a compiere quel passo ulteriore capace di trasformare la riflessione in invenzione.

Foto: SUPER MARIO GALAXY (2025) © 2025 Universal Pictures International Italy All Rights Reserved.