ESTRA - IN CORPUS CHRISTI di Denis Brotto

focus top image

«Ciò che chiamiamo inizio è spesso la fine e porre una fine è fare un inizio» (T.S. Eliot, Quattro quartetti)

Intanto c’è Denis Brotto, il regista. Docente di Cinema digitale e cultura visuale presso l’Università degli Studi di Padova dove presiede il Corso di Laurea Magistrale in Strategie di Comunicazione, alla ricerca teorica associa la realizzazione di video e documentari, quali per esempio l’installazione video Esedra. Generation goes, generation comes (2015), In Bloom | Tito Livio (2020, con Marco Paolini e Gabriele Vacis), Logos Zanzotto (2021, evento speciale delle Giornate degli Autori di Venezia). E Goethe. La vita delle foglie (2023), videoinstallazione per il Museo dell'Orto Botanico di Padova con, come protagonista, Giulio Casale.

Quindi, c’è Giulio Casale. Cantautore e musicista anche solista, attore, poeta e narratore, traduttore (dei testi di Jeff Buckley). Filosofo di formazione oltre che nel senso – proprio - di persona che pensa, riflette, medita e anche “sente”, per se stessa e per gli altri; “amante della sapienza” e portatrice, quindi, di saggezza. Saggezza che si esprime, oggi, in una critica del sistema economico-sociale, e politico, in cui viviamo, nella parte occidentale del mondo e, per andare sull’album forse più bello della sua band, Nordest Cowboys (1999), nel Nordest italiano, quello del boom economico dell’ultima parte del secolo scorso che però, alla crescita della ricchezza, non ha fatto corrispondere un benessere effettivo delle persone né, tantomeno, un’equa distribuzione di questa ricchezza; temi su cui la band è tornata adesso con l’ultimo disco e Casale con l’ultimo interessante libro, Diario estremo (People 2025), da cui estrapoliamo, a mo’ di sintesi, questa citazione di Emanuele Trevi: «Si tratta di incamminarsi in quella terra di nessuno nella quale il desiderio della bellezza e l’esigenza della giustizia inducono a ridefinire senza tregua i confini dell’identità coinvolta in una interminabile migrazione attraverso tutte le forme possibili di vita. Tutti i paesaggi contenuti nella vastità della Terra che abitiamo. Tutti i sogni che rimangono ancora da sognare».  

Infine ci sono gli Estra, band trevigiana attiva dal 1991 nel panorama della scena rock alternativa (è stata spesso paragonata agli Afterhours), che a fine anni ‘90 ha toccato le vette del successo anche mediatico (apparizioni televisive, Sanremo, concertone del 1^ maggio) per poi sciogliersi dopo Tunnel Supermarket (2001), riunirsi per un tour nel 2014-15 e ricomporsi nuovamente nel 2023 per registrare il nuovo disco, Gli anni venti, che è uscito nel 2024 accompagnato da un libro (Estra. Il sacro e il punk di Simone Gobbo, 2025) e un documentario illustrativo (Estra. Il risveglio di Cristiano Lucidi, 2025), oltre che dal film di cui ci stiamo occupando. Che la coglie nell’ultimo concerto della tournée 2025 a Treviso, un ritorno per gli Estra in una città che, se si eccettuano il concerto sotto altro nome del 2017 e la fugace apparizione del 2020 sempre per Suoni di Marca, non li vedeva suonare da dieci anni, precisamente dal 9 agosto 2015, data di quella che doveva essere la loro ultima esibizione. Il 17 luglio 2025 Suoni di Marca ha quindi riaccolto il gruppo per il suo nuovo inizio, quello appunto legato a Gli anni venti, vincitore tra l’altro del Premio Italiano Musica Indipendente del MEI per il 2024; Denis Brotto ha filmato la performance di Giulio e dei suoi e l’ha inserita, con gli opportuni aggiustamenti, in quest’opera che alterna, ai momenti salienti del concerto (comprendente le canzoni del nuovo disco ma anche vecchie hit degli Estra come l’iniziale e struggente Risveglio, Il signor Jones, Miele, Che vi piaccia o no e Puoi distruggere), inserti video B/N in cui Giulio Casale riflette sul mondo e sull’esistenza, in un modo come sempre arcano, allusivo, viscerale e a tratti simbolico. I contenuti che il film presenta sono quelli dell’album, che si riferisce agli anni Venti del Novecento, con l’affermazione del fascismo, ma anche ai nostri, di anni Venti, che per molti aspetti non sono migliori. La volgarità e la superficialità del nostro vivere, nel mondo vuoto di oggi; vuoto di amore e vuoto di bellezza, e di compassione e solidarietà. Il conformismo che ci pervade; la società dei consumi in cui siamo solo dei numeri, che valgono per quanto acquistano o possono acquistare; e le nuove tecnologie che instupidiscono. Ma anche, in positivo, la bellezza a cui attingere e la verità a cui tendere, sempre. E la giustizia (e l’ideale) da raggiungere. Da provare, almeno, a raggiungere. Siamo sofferenti in questo deserto socio-culturale e politico, bramiamo altro e questo altro vale la pena cercarlo… Questo altro che non è altro, alla fin fine, che “umanità”. 

Brotto rende molto bene l’energia viva e pulsante del concerto degli Estra (che Marco Olivotto, in Estra. Il sacro e il punk, descrive così: «Una base ritmica granitica gettata dalla batteria di Nicola “Accio” Ghedin e dal basso di Eddy Bassan, sulla quale la chitarra acida di Abe Salvadori costruisce trame sghembe e armonicamente ardite. Estremo [Giulio Casale] nel mezzo: fulcro dell’attenzione grazie a melodie non comuni e testi tra i più esistenzialisti del rock italiano») e quella del loro frontman, vero animale da palcoscenico, che in alcuni momenti, in effetti, recita, inscenando, nel finale, un’autentica performance; le riprese, dinamiche e fluide, vicine al e lontane dal soggetto di volta in volta inquadrato, comprendono più punti di vista, anche quello della band sul pubblico, e si avvalgono dell’apporto di foto del gruppo e del concerto stesso. Allo stesso modo è reso perfettamente il senso di spiritualità dei momenti in cui Giulio, da solo, in un’oscurità densa, rotta da una luce di candele che crea un chiaroscuro caldo e intenso, tra volute di fumo bianco, a volte con la chitarra in mano, condivide le sue riflessioni, esponendosi allo sguardo del pubblico; esponendo la sua magrezza e la sua volontà di resistere, anche così, alla “bruttezza” del mondo, di questo mondo. Novello Cristo, come da sottotitolo. Un tipo di profeta di cui forse, in questi anni Venti, abbiamo davvero bisogno. 

«For the first time in my life I am homing, I am gone» (Monumenti immaginari, in Gli anni venti).  

Foto: Estra In Corpus Christi (2025) © 2025 Avilab All Rights Reserved.